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Livorno

Il ritorno del presidente allo stadio dopo due mesi

di Fabrizio Pucci
Il ritorno del presidente allo stadio dopo due mesi

Spinelli a sorpresa all’allenamento del Livorno, mancava dalla partita persa con l’Udinese. «Volevo vedere i nuovi, ma domenica col Verona non ci sarò»

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LIVORNO. Dopo due mesi esatti il presidente del Livorno, Aldo Spinelli, è tornato allo stadio. L'ultima volta aveva abbandonato l'Armando Picchi con il cuore gonfio d'amarezza per il risultato (sconfitta interna con l'Udinese) e la contestazione della curva nord. Ieri si è ripresentato con il sorriso sulle labbra in compagnia del suo vice, il fido Silvano Siri, il direttore sportivo Elio Signorelli e il direttore generale Paolo Armenia.

Appena è sbucato in campo, la maggioranza dei tifosi presenti all'allenamento (circa 500) lo ha accolto con un applauso scrosciante. Silenzio dai tifosi della curva che solo in un'occasione hanno intonato il solito motivetto sulla sua proverbiale parsimonia.

La cronaca del pomeriggio livornese di Spinelli inizia con la vigorosa stretta di mano a Mimmo Di Carlo che ha salutato con affetto. Il presidente si è intrattenuto con il tecnico per pochi minuti e poi si è sistemato nella panchina delle squadra ospiti da dove ha seguito tutta la seduta. A fine allenamento è sceso nello spogliatoio amaranto dove ha parlato con la squadra.

Prima di rimettere la prua della sua fuori serie verso Genova ha ricevuto l'abbraccio dei suo fedelissimi che a gran voce lo hanno invitato a tornare allo stadio già da domani per la partita con il Verona: «Presidente, la tribuna d'onore senza di lei è vuota, deve tornare a seguire la squadra qui all'Ardenza». Spinelli, ecumenico, ha dispensato sorrisi, ma ha pure scosso la testa: «Per ora non se ne parla - ha detto - e sapete pure perché». La sensazione, però, è che i grumi di rabbia siano in fase di assorbimento.

L'umore del presidente sta risalendo anche se lui non lo ha ammesso e non lo farebbe neanche sotto tortura. Quando il motore della sua Porsche Cayenne era acceso, ha pure parlato con la stampa. Sono le prime dichiarazioni ufficiali dopo un mese di silenzio. Da quando Di Carlo ha preso in mano la squadra Spinelli non aveva ancora parlato.

La frase con cui ha rotto il silenzio non è quella di un presidente disinteressato alle sorti della squadra: «Ho visto molto bene il gruppo. Adesso dobbiamo continuare così. Siamo sulla strada giusta».

Il Livorno è ancora nei pensieri di Spinelli, altro che «sono venuto per conoscere i nuovi. Non li avevo ancora visti. Mi hanno fatto un'ottima impressione».

Il patron, data la stura alle parole, non si è fermato: «La vittoria di Cagliari è stata importante. È arrivata dopo un'ottima prestazione. Il guaio è che ci mancano i due punti di Catania che ci sono sfuggiti nel finale. Quel successo se lo era meritato la squadra e anche l'allenatore. Sarebbe stato pesante anche per i tifosi, quelli veri».

La puntualizzazione non è casuale, ma il flusso dei pensieri presidenziali ha subito preso un'altra direzione: «Conosco solo un modo per conquistare la salvezza - ha chiarito - che è quello di lavorare e sudare sul campo. Nel calcio come nella vita nessuno ti regala nulla. E solo con il sacrificio è possibile raggiungere il nostro obiettivo di partenza».

Fine delle trasmissioni. I tifosi attorno alla sua auto di lusso hanno continuato ad acclamarlo anche durante la conferenza stampa improvvisata: «Questa testimonianza di affetto mi dà molta carica. Non immaginate quanta, ma per ora non torno allo stadio». Non lo rivedremo domani per Livorno-Verona, ma il sorriso con cui ha concluso la sua “visita pastorale” certifica la risalita del suo umore. Era prevedibile. Sette punti in quattro partite: potere taumaturgico dei risultati che scaccia anche i pensieri più neri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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