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Livorno

Di Carlo elogia il gruppo «Ho visto che sa lottare»

di Alessandro Bernini
Di Carlo elogia il gruppo «Ho visto che sa lottare»

Il tecnico conferma che la squadra può salvarsi anche se è ancora lunghissima «Con 35-36 punti dovrebbe essere fatta. Intanto godiamoci questo successo»

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INVIATO A CAGLIARI. Si passa la mano sulla testa, quasi a cercare i capelli di un tempo che fu. Stavolta però sul volto di Mimmo Di Carlo non c’è disegnato quel rammarico che aveva marchiato le domeniche di Catania e quella col Genoa. Stavolta non ci sono state beffe, stavolta ha vinto chi meritava. Il Livorno.

Che vittoria Mimmo. Sudata, sofferta, pesante. Pesantissima.

«Più che pesante. E una vittoria che ha una dedica particolare».

Per Andrea Luci.

«Certo. Purtroppo non ci voleva questo infortunio, una distorsione al ginocchio che ancora non siamo in grado di valutare. Andrea è il nostro capitano, il simbolo di questa squadra, la sua anima. Gli siamo tutti vicini e facciamo il tifo affinché questo infortunio si riveli meno grave del temuto».

Successo meritato.

«Assolutamente. Abbiamo preparato bene la partita, nei primi minuti siamo riusciti a mettere subito in difficoltà il Cagliari, e loro hanno capito che noi eravamo arrivati in Sardegna per giocarcela e non per fare le barricate».

Nel finale, prima in 10 e poi in 9, è venuto fuori l’orgoglio.

«Avevamo già subito due beffe, una a Catania e una col Genoa, il vento doveva girare. E stavolta siamo stati bravi a conservare il 2-1 fino alla fine. Non posso negare che un po’ di paura c’è stata, ma ho visto nella squadra l’atteggiamento giusto, da gruppo che sa cosa vuol dire lottare».

Emerson è stato il simbolo di questa vittoria, e non solo per il gol. Concordi?

«Emerson è un gran giocatore e una gran bella persona. Sta dimostrando con i fatti che lui in serie A può essere protagonista. Io lo vedo ogni giorno in allenamento e vi garantisco che ha grandi doti».

Uscito Luci, ha preso la squadra in mano insieme a Paulinho.

«Sì, la sua personalità è stata determinante».

Belfodil così così, ha bisogno ancora di un po’ di tempo.

«Ha lottato, cercando di tenere su la palla ma non era facile. È chiaro che qualcosa va migliorato, sempre. Ad esempio avevamo avuto un paio di occasioni per chiuderla e forse potevamo sfruttarle meglio. Anche se non bisogna mai dimenticare quanti giovani ci sono in questa squadra, da Bardi a Mbaye, da Ceccherini a Benassi fino a Duncan».

Oggi il Livorno è quartultimo. Ci credevi?

«È lunga, lunghissima. Ma io ci ho sempre creduto, dal primo giorno in cui Spinelli mi ha chiamato a Genova. Avevo visto tutte le partite del Livorno, mi ero reso conto che c’erano pregi e difetti sui quali si poteva intervenire. Ringrazio il presidente e la società che hanno fatto un mercato intelligente, inserendo uomini importanti come Belfodil, Castellini e Mesbah. L’obiettivo era quello di giocarcela fino in fondo, e siamo sulla buona strada».

La quota salvezza è ancora intorno a 40 punti?

«Forse qualcosa in meno, diciamo che superando quota 35-36 secondo me ci può essere la salvezza. Siamo in 5 a giocarcela: noi, Bologna, Sassuolo, Catania e Chievo».

Forse non è un caso che il Livorno festeggi i suoi 99 anni con una vittoria dentro la quale c’è tutto: dalla sofferenza all’orgoglio.

«È vero, lo so perché l’ho vissuto anche da giocatore. Sono contento di sapere che abbiamo regalato questa bella gioia ai tifosi. Adesso vorrei che tutti venissero domenica prossima allo stadio per la partita col Verona. I ragazzi lo meritano e noi abbiamo bisogno dei nostri tifosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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