MA SPINELLI NON È PEGGIO DI NOI TIFOSI
di MARIO MENICAGLI Tragedie vere a parte, mi riferisco a Piermario Morosini, il momento che stiamo vivendo è forse uno dei più tristi dell'ultimo decennio amaranto. Decennio che ha riconsegnato...
di MARIO MENICAGLI
Tragedie vere a parte, mi riferisco a Piermario Morosini, il momento che stiamo vivendo è forse uno dei più tristi dell'ultimo decennio amaranto. Decennio che ha riconsegnato Livorno a fasti e palcoscenici che, la mia generazione aveva solo sentito da chi le raccontava con i capelli già imbiancati davanti ad occhietti sbalorditi e increduli.
L'esonero di Nicola è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di dissapore, di astio, di disamore verso una conduzione societaria sopportata da molti, forse soltanto per i traguardi che ha raggiunto e che fino a poco tempo fa potevamo solo sognare. Premetto, non mi sono mai innamorato dei presidenti, né ho mai pensato di contestarli apertamente, per il semplice motivo che nella maggior parte dei casi siedono su quella poltrona perché l'hanno voluta più di altri o proprio perché nessun altro ha voluto esserci. Spinelli sa di calcio e anch'io dubito che qualunque suo progetto non sia frutto di un disegno ben delineato, ma disquisire se i suoi progetti collimino con i nostri è, a mio avviso, piuttosto inutile.
Quale dovrebbe essere il nostro ideale futuro?Per molti "ripartire" dalla terza o dalla quarta serie, forse sarebbe addirittura salutare. Premesso e dato per scontato che senza Spinelli questa sia la conseguenza inevitabile, teniamo presente che non esiste campionato senza insidie e difficoltà; vogliamo ricordare quanti anni ha impiegato il Verona per risalire o da quanti lustri stanno stentando società come Lucchese, Pisa, Ancona, Brescia, Triestina, Padova, Venezia, solo per citarne alcune?
Partecipare quindi a campionati inferiori consapevoli sempre delle proprie possibilità. Non so onestamente quanto questa equazione rientri nelle nostre corde. A Livorno non siamo mai stati troppo sportivi, ma siamo sempre stati tifosi, soltanto tifosi. L'obiettivo concreto è stato sempre posto in primo piano, indipendentemente dalla realtà societaria ed economica che stavamo vivendo. Sin dai primi anni '70 il diktat di noi tifosi è sempre stato quello della immediata promozione. E a mia memoria, purtroppo ormai di vecchia data, non ricordo campionati di serie minori (praticamente tutta l'epoca "pre-spinelliana") in cui da noi tifosi non arrivassero voci di contestazione verso le dirigenze. Mi rammento di Achilli, di Bergamini, di De Matté…Forse ce l'abbiamo coi "forestieri"? Bene, non mi pare che all'epoca della presidenza di Corasco Martelli, mai retrocesso e legato certamente più al cacciucco che al pesto, i rapporti con la tifoseria fossero tanto migliori. Ciò non toglie che quest'anno Spinelli abbia fatto molti errori.Ma, mano sulla coscienza, noi tifosi siamo davvero migliori? Meritiamo davvero la serie A? Siamo un "popolo" da serie A? Qual'è il motivo per cui noi dovremmo meritarla? Dov'erano sabato contro il Parma, partita "da dentro o fuori", i quindicimila spettatori che invece, per vedersi la Juve, il Milan, l'Inter, assiepavano le entrate? E tornando a noi, se Spinelli ha davvero fatto il suo tempo, la città è in grado di offrire una risposta?
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