Il Tirreno

Livorno

«Sarà rivoluzione anche sul mercato»

di Fabrizio Pucci
«Sarà rivoluzione anche sul mercato»

Diktat di Spinelli: «Chi vuole andare via verrà accontentato»

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LIVORNO. Presidente, Nicola è al capolinea?

«Aspetto domattina (oggi ndr) per prendere una decisione definitiva. Ho in agenda un appuntamento con Perotti e Capozucca per le 11. Ma ci sono troppe cose che non mi convincono, serve una svolta».

Se la mette così il destino di Davide è segnato…

«Voglio molto bene a Davide, ma nell'ultimo periodo ha commesso qualche errore. La squadra è spenta, non ha grinta e quando va in svantaggio non reagisce».

Non crede che questo gruppo sia debole?

«Mah! Ho preso tre giocatori: Borja, Mosquera e Piccini. I primi due non hanno mai giocato, il terzo l'altra sera è stato tra i migliori. Inoltre non esiste che Duncan stia fuori. E sabato sera non mi è andato giù quell'Emerson messo a marcare Biabiany. E poi non esiste commettere errori come quelli che hanno portato al primo gol del Parma. Avete visto ? Palladino era solissimo».

Perotti prima scelta e Zanetti alternativa. Conferma?

«È prematuro. Di certo Attilio conosce molto bene l'ambiente e i giocatore e ci ha pure già salvato un volta: due anni fa dalla retrocessione in C».

Presidente, a prescindere dalla guida tecnica, questa squadra ha evidente bisogno di rinforzi.

«Noi ci abbiamo provato, ma non è mica facile convincere i giocatori a venire qui con questa situazione di classifica. Abbiamo sondato il terreno per De Ceglie e abbiamo fatto numerosi tentativi per Botta, ma sono andati a vuoto. D'altronde uno che milita nella Juventus o nell'Inter mica viene volentieri nel Livorno».

Quindi, nonostante il peggioramento della situazione rimane vigente il suo diktat: prima vendere, poi semmai acquistare?

«Certo. Dobbiamo rassegnarci a questa situazione. D'ora in poi accettiamo tutte le proposte d'acquisto dei nostri giocatori. Non rifiutiamo più nulla. Facciamo la rivoluzione con un occhio al bilancio. Se ci sono giocatori che esprimono il desiderio di andare a giocare altrove li accontentiamo. A questo giro cambio tutto».

Perché? È preoccupato per la solidità economica del Livorno?

«Certo. Devo trovare tre milioni entro il 16 febbraio, altrimenti i conti sballano. Il messaggio che i tifosi devono recepire è questo: la priorità è mettere in sicurezza i bilanci della società, altro che “Spinelli frugati”. In questi 15 anni credo di aver fatto abbastanza per il Livorno e invece ogni volte che giochiamo in casa devo pure sentirmi apostrofare».

Eppure basterebbe poco per salvarci…

«Lo so. Ci sono cinque squadre in tre punti. Vediamo che cosa possiamo fare in questi ultimi quindici giorni di mercato, ma non possiamo sgarrare di un euro. Ho la guerra in casa per via del Livorno. Mio figlio, che amministra tutto, è stato chiaro: non possiamo rovinare l'armonia e le risorse di famiglia per colpa del calcio. Lui sa che sono un appassionato, ma se continuo così mi farà internare».

Quindi ribadisce che il 30 giugno si farà da parte?

«Certo, ma prima voglio salvare la società perché desidero uscire pulito. Chi subentra ripartirà da Dionisi, Bigazzi, Murilo, Galabinov, Bernardini, e da Gonnelli, il difensore che sta facendo benissimo a Pontedera. Chi viene l'anno prossimo in serie B avrà già un buon numero di elementi su cui puntare per programmare la risalita immediata».

Significa che ha già perso le speranze di salvezza?

«No, ma c'è anche la possibilità che si torni in B. Capita di salire in A e di scendere. L'importante è che i libri contabili siano a posto».

Il Livorno è in vendita? Il 30 giugno che cosa fa, in assenza di un acquirente? Consegna le chiavi al (nuovo) sindaco?

«Il 30 giugno la società avrà bilanci in ordine e tanti giocatori di sua proprietà. È la mia priorità e i tifosi, ne sono certo, lo capiranno».

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