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«Se non si fidano più adesso devono dirmelo...»
Il tecnico a petto in fuori: «Non mollo, non ho paura di essere esonerato dalla società Con questa squadra se arriva un altro e fa meglio, mi metto a prendere appunti»
LIVORNO. Venti minuti dopo la fine della partita Davide Nicola, accompagnato dall'addetto stampa Paolo Nacarlo esce dallo stadio. In Piazzale Montello monta la contestazione e il tecnico piemontese non si tira indietro. Ci mette la faccia e accetta il confronto con i tifosi. Passa un'altra mezz'ora e Davide si presenta in sala stampa: «I nostri hanno detto e noi abbiamo ascoltato. Credo che in questo anno e mezzo la gente di Livorno ci abbia dato ampia dimostrazione di essere passionale e leale. In passato ci ha osannato e adesso accettiamo con umiltà le loro rimostranze».
Partita maledetta. Il tecnico ragazzino lega l'aspetto ambientale a quello tecnico: «La gara è stata aperta fino al gol del 2-0. Noi creiamo, costruiamo palle gol, ma non finalizziamo mentre gli altri al primo tentativo segnano e purtroppo si troviamo nella condizione di dover rincorrere. I tifosi vogliono raschiare il barile e ci chiedono di più. Se la percezione è che la squadra non dà tutto, allora è colpa mia. Il guaio è che finisce la partita e pare che non siamo stati in campo. E non è affatto così».
Panchina bollente. Nessuno giornalista usa la parola esonero, ma a questo punto è chiaro che la posizione di Nicola è di nuovo a rischio. Il diretto interessato affronta anche questo argomento spinoso: «Non temo niente e non per presunzione. Non avrei fatto questolavoro se avessi paura di esser mandato via. So troppo bene che si può vincere come perdere».
Sms alla società. Ha lo sguardo fiero, Nicola, nonostante la serie negativa che lo mortifica: «Se si pensa che il mio lavoro non è adeguato e la squadra vale di più di questo, allora sta agli altri fare certe valutazioni. Se viene uno e fa meglio, mi metto in disparte e prendo appunti con la massima umiltà. Se invece si pensa che a tutti i livelli sia possiible fare meglio, allora che si agisca, perché a me restare in mezzo al guadonon piace».
Nicola chiede chiarezza e soprattutto spera in qualche rinforzo che, al momento, sembra un sogno di inizio inverno.
Le scelte. In mezzo a questo bailamme Davide ha pure la voglia di spiegare la chiave tattica della partita: «Il Parma, per qualità, si avvicina alla Fiorentina, per cui ho pensato di giocarmela più o meno allo stesso modo con tre centrali, quattro centrocampisti, due esterni bassi e una punta. Il gol preso all'inizio ha R ovinato i nostri piani perché abbiamo subito dovuto effettuare un cambio e passare a due punte con un modulo che ci ha fatto mancare un pizzico di equilibrio».
Al presidente non è piaciuta l'idea di dirottare Emerson sulle tracce di Biabiany. Nicola non ci sta: «In quella zona di campo c'era Mbaye e poi Biabiany è un campione che svaria su tutto il fronte d'attacco. Tuttavia gli ho visto fare solo un paio di accelerazioni e un cross da cui è arrivato il primo gol. Ma se ogni volta che crossano segnano, allora è un'altra storia».
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