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Cori, striscioni e offese Il tifo amaranto in rivolta
La Curva contro Spinelli: vattene. A fine gara applausi per i giocatori prima del faccia a faccia in piazza. «Vi abbiamo sempre aiutato, ora fuori gli attributi»
LIVORNO. C’è rassegnazione negli occhi di chi al secondo gol del Parma si alza dal proprio posto e si avvia verso l’uscita dello stadio Picchi quando mancano ancora 5 minuti più recupero alla fine. Vedi la delusione, e un briciolo di maleducazione, nel signore che urla «vergogna, vergogna» mentre i giocatori amaranto lasciano il terreno di gioco prendendosi, in cambio, la ramanzina di Emerson.
Leggi la rabbia, infine, in quel ragazzo con il cappellino nero con la tesa, le basette e il giaccone di pelle, che si arrampica in cima alla cancellata per parlare con i giocatori su piazzale Montello durante un faccia a faccia che non si vedeva dall’ultimo campionato di serie A, era la stagione 2009/2010, e finì con una triste retrocessione.
«Dovete tirare fuori gli attributi», gli urla ricordando che: «Qui c’è gente che pigli 400mila euro l’anno e noi vi chiediamo solo due cose, dare l’anima e onorare la maglia».
Bastano queste tre immagini per fotografare la crisi del tifo amaranto e soprattutto i segnali di una favola, quella tra il Livorno e il pubblico, che sempre più difficilmente avrà un lieto fine.
Anche perché fino a ieri, le critiche erano sempre state rivolte al presidente che «non spende niente», oppure a qualche singolo, ma mai alla squadra che nonostante gli applausi a fine gara è stata convocata dai tifosi per un chiarimento durato oltre un quarto d’ora.
Spiega capitan Andrea Luci dopo il colloquio con una trentina di tifosi. «La contestazione? Giusta, i tifosi volevano spiegazioni su questo momento: amano il Livorno e vogliono la salvezza, ma sono arrabbiati perché i risultati non stanno arrivando. Il mercato? Chiedete ai tre dirigenti o al presidente».
Le avvisaglie di un rapporto che iniziava a scricchiolare, a dire il vero, c’erano già state dopo la sconfitta interna contro l’Udinese. E ovviamente la sconfitta a Firenze e l’ultimo posto in classifica non hanno certo addolcito la cofanata di fiele.
Quella sera arrivarono i primi cori contro Spinelli. E Sciu Aldo non la prese benissimo, tanto che da quel giorno non ha più messo piede alla stadio e, c’è chi dice - cogliendo la palla al balzo - ha praticamente ibernato il mercato amaranto.
Così ieri sera il match contro il Parma degli ex, da Donadoni a Lucarelli, passando a Rosi e Palladino, è iniziato con il mega striscione esposto in Curva nord con la scritta: «Se il centenario in A non ci fai festeggiare... Da Livorno te ne devi andare». E la scritta in rosso: «Frugati».
I tifosi, però, hanno fatto appena in tempo a ripiegare lo striscione che il Parma aveva già segnato il gol del vantaggio. Bombe carta e cori: «Fuori i coglioni, tirate fuori i coglioni», non hanno svegliato gli amaranto, tanto che in molti hanno iniziato a sbuffare: squadra messa male in campo, gente fuori ruolo e giocatori che dovevano essere la soluzione a tutti i problemi si sono rivelati poco utili. È bastato che Biagianti, sostituito da Nicola a metà del primo tempo ritardasse l’uscita dal campo per far insorgere mezzo stadio: «E ti devi move», gli hanno urlato a ripetizione.
Peggio è andata alla fine del primo tempo quando i fischi di Irrati hanno dato il via agli ululati nei confronti della squadra che rientrava negli spogliatoi. E dire che nella ripresa, fino al gol di Amuri, c’è chi sperava ancora. Poi è apparso di nuovo lo striscione, i fischi e quelle 9mila facce tristi, arrabbiate e deluse che se ne vanno via dal Picchi in preda ad una crisi di fede e fegato.
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