Il Livorno è carico Spinelli molto meno
«Non verrò a Firenze, ormai sono arrivato al capolinea»
LIVORNO. Chi ha il cuore amaranto odia il mese di gennaio e non solo perché si torna al lavoro dopo i bagordi natalizi. La storia recente ci ha insegnato che all'inizio dell'anno sono ricorrenti i cali d'umore del presidente. Così anche all'alba del 2014 il Livorno sembra una creatura a due teste perché alla vigilia dell'Epifania la squadra sta scaldando il motore per farsi trovare pronta per il prestigioso derby con la Fiorentina, mentre c'è chi invece è ancora in panne e con le gomme a terra. Fermo al palo c'è il presidente Spinelli.
La sconfitta con l'Udinese che ha abbassato sotto il livello di guardia il suo umore è un puntino lontano nel tempo, ma nel cuore del patron trovano ancora spazio tristezza e rassegnazione. Non sono servite le feste di Natale a spazzare via i pensieri negativi che non sono annegati neanche nello spumante di Capodanno.
Per ora il barometro amaranto segna tempesta e questa non è una gran notizia perché siamo all'inizio del mercato di riparazione, quello che in teoria (con qualche movimento azzeccato) può riportare la squadra in linea di galleggiamento. Intanto i tifosi è seguono con apprensione questo passaggio molto delicato della stagione, ma non si tirano indietro e domenica pomeriggio saranno al fianco della squadra contro i viola.
«Sono al capolinea». Per risollevare il morale del presidente non basterebbe neanche un cric. Al telefono la sua voce non è squillante come al solito: «Signori, rispetto a quindici giorni fa non è cambiato nulla. Resto della mia idea. Mi dispiace, ma sono molto stanco».
Parla lentamente come per soppesare ogni parola: «Arrivo al 30 giugno, chiudo la gestione e saluto tutti. Sono arrivato al capolinea». La presa di posizione è netta. Di andare a Firenze non se ne parla: «Basta, seguo la squadra in tv». Impossibile prevedere che cosa accadrà da qui alla fine del campionato: «Farò il massimo, non ho intenzione di abbandonare il Livorno a sé stesso. Rispetterò gli impegni presi». Questioni economiche, non tecniche. Al termine di questa stagione il bilancio sarà rosso amaranto, ma solo per via dei colori sociali perché non ci sarà un euro di debito. E su questo c'è da scommetterci. Già, ma ci sarebbe pure da pensare al mercato, a far salvare la squadra, e questo non può essere un elemento secondario.
La linea però non cambia. Il diktat presidenziale è chiaro: prima vendere, poi acquistare.
Parola al campo. Nei 15 anni della sua gestione Aldo Spinelli ci ha fatto salire molto spesso sul tagadà dei suoi sbalzi d'umore che abbiamo imparato a gestire, a metabolizzare. E dal '99 ad oggi abbiamo pure capito che c'è un solo modo per gettare benzina sul fuoco delle motivazioni del presidente: i risultati. Serve un miracolo a Firenze (dove la parola “pronostico” è scritta con inchiostro viola) e un successo con il Parma. Quattro punti (ma forse anche tre...) nelle ultime due giornate del girone d'andata e il bioritmo di Spinelli potrebbe risalire. Altrimenti il 'down' rischia di protrarsi per un tempo indefinito.
La squadra. 160 chilomteri a sud delle nuvole nere del presidente, i ragazzi continuano a lavorare in vista del derby. Piove anche qui, ma si tratta di un normale evento meteorologico. Anzi, ieri gli amaranto se ne sono infischiati del maltempo e hanno lavorato con la massima concentrazione. Nicola sembra aver sciolto le riserve e ha conferito a Rinaudo l'incarico di sostituire Emerson, appiedato dal giudice sportivo. Per il resto si va verso la conferma della squadra che il 21 dicembre ha perso in casa con l'Udinese. Anche ieri nessuno ha marcato visita per cui il tecnico piemontese ha ampio margine di scelta degli uomini che dovranno andare in cerca di un risultato positivo che in casa della Fiorentina manca dal 14 novembre 2004 (1-1 con pareggio di Lucarelli dopo il vantaggio viola di Riganò). L'ultimo blitz in casa dei cugini risale addirittura al 19 dicembre 1937. In effetti è ora di aggiornare i libri di storia. E chi se ne importa se il pronostico è chiuso.
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