Il Tirreno

Livorno

Addio rinforzi, non c’è neanche un euro

di Alessandro Bernini
Addio rinforzi, non c’è neanche un euro

I retroscena del blocco imposto da Spinelli che frena il mercato. Ora c’è solo una via d’uscita per evitare la deriva

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LIVORNO. L’ultimo dell’anno ci piace sognare, immaginare un anno migliore. Anche perché i sogni sono gratis. Gratis non sono invece i giocatori, e con questa affermazione si spezzano gran parte dei sogni (di mercato) dei tifosi amaranto.

Senza soldi. Non è una previsione pessimistica. Al momento è la triste realtà. Spinelli ha parlato chiaro alla sua triade Perotti-Capozucca-Signorelli e in sostanza ha detto loro: «Per il mercato non tiro fuori un euro. Ve lo dovete autofinanziare con le cessioni». Il che equivale a dire che il Livorno non potrà fare mercato.

Perché? A parte il fatto che molti giocatori sono in prestito e se tu mi presti un motorino e io lo vendo... beh, faccio una brutta fine. Ma poi: con la miseria che c’è in giro, chi mai può tirar fuori i soldi per quei giocatori che non rientrano nei piani del Livorno? Insomma, quanto si può mai raccogliere dalle eventuali (molto eventuali) cessioni dei vari Decarli, Lambrughi, Gemiti, Belingheri? Al massimo si può risparmiare mezzo stipendio, e se sommiamo mezzo stipendio di tutti questi giocatori (a parte forse Belingheri) non si arriva neanche a mezzo milione di euro.

Non c’è bisogno di essere laureati in scienze del mercato calcistico per capire che con 500mila euro (ipotetici) non si rafforza neanche una squadra di Prima Divisione.

De Ceglie e Calaiò. Partendo da questi presupposti, è chiaro che il Livorno non potrà arrivare a un top player (per la salvezza, naturally...) ma neanche a giocatori della nostra fascia, vedi un De Ceglie o un Calaiò.

E non certo per colpa di Perotti o Capozucca, che dovrebbero applicare al calcio la cosidetta “finanza creativa”, concetto inquietante che ci ricorda tanto chi vuole fare le nozze coi fichi secchi.

Davide Nicola (che è in piena sintonia con Perotti e Capozucca) non alza la voce per rispetto dei suoi giocatori, ma lui è il primo che sa che il Livorno ha bisogno di rinforzi veri. Qualcuno dice: «Doveva lasciare in estate, quando ha capito che non gli facevano la squadra». Eh no, su questo non concordiamo. O forse vi siete dimenticati che qualcosa del genere lo fece Walter Mazzarri, trattato poi da traditore nonostante la promozione in A? Nicola c’ha messo la faccia e il cuore. Avrà anche commesso degli errori (mica è Mourinho o Guardiola) ma di certo è un signore e l’ultimo dei colpevoli.

«Dovete lottare di più». In questo contesto, dobbiamo interpretare bene e dare un senso alle parole che Capozucca e Perotti hanno lanciato venerdì, alla ripresa, dentro lo spogliatoio amaranto. «Noi non vogliamo fare la fine del Pescara, dovete metterci più cattiveria e più grinta».

Va bene. Passiamo il messaggio, anche se spesso (e sempre con più convinzione) ci viene il dubbio che questi ragazzi ce la mettano proprio tutta, ma oltre un certo limite non possano andare. In quelle parole però leggiamo anche le difficoltà di una dirigenza che sa di avere mani bloccate e portafoglio chiuso, per cui si muove con la consapevolezza che le chance di salvezza passano da questo gruppo e non dagli eventuli (sempre molto eventuali) nuovi arrivi.

L’errore di Spinelli. Ogni volta che le cose si mettono un po’ male, Livorno si spacca in due. Da una parte i pro-Spinelli e dall’altra gli anti-Spinelli. Da una parte quelli “se va via lui si torna a giocare con lo Staggia Senese”, dall’altra quelli “io a Staggia c’ero e te no”.

Si potrebbe scrivere un trattato, anche sociologico, su questa situazione. I dati di fatto a nostro parere sono due. 1) Spinelli è il miglior presidente della storia del Livorno Calcio, 2) Spinelli ha sbagliato tempi e modalità con la sua uscita post-Udinese «non vengo più allo stadio e niente mercato».

Ha sbagliato tempi perché è nei momenti di difficoltà che una società deve essere forte, ha sbagliato modi perché se adesso lascia andare la barca il rischio della deriva aumenta. Oltretutto non ci sembra che la contestazione nei suoi confronti sia stata particolarmente feroce, uno come lui ha visto e vissuto situazioni 100 volte peggiori.

La soluzione. Molti sostengono che la frase “basta, sono stanco, non vengo più” sia l’alibi perfetto per non spendere sul mercato di gennaio.

Noi vogliamo essere buoni e pensare che Aldo Spinelli non può restare immobile a guardare la sua creatura che deperisce. Probabile che siano stati fatti errori di valutazione nel mercato estivo, ma anche su questo il discorso sarebbe lungo e complesso, e comunque non è ora il momento di fare processi.

Bisogna riallacciare il dialogo, subito. E mettersi a un tavolo per studiare mosse efficaci per far salvare il Livorno. Evitiamo di fare come quello che se lo tagliò per fare un dispetto alla moglie. Se il Livorno va giù, non ha vinto nessuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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