Il Tirreno

Livorno

Candreva “core ’ngrato” l’ex ci prova e non fa sconti

di Federico Lazzotti
Candreva “core ’ngrato” l’ex ci prova e non fa sconti

L’87 biancoceleste ci mette 3 minuti per individuare il punto debole amaranto Poi ipnotizza Mbaye, gabba Luci e Schiattarella e cerca pure di bucare Bardi

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INVIATO A ROMA. Ci sono ex capaci, quando li rincontri, anche dopo anni e magari pure sotto Natale dove tutti dicono di essere meno cattivi, di farti notare tutti i tuoi difetti, anche quelli che avevi dimenticato e quelli nascosti sotto il tappeto per non trovarteli davanti ogni santo giorno. E poco importa se la sera prima sei uscito con Scarlett Johanson e la tua autostima cresce di pari passo al tasso di disoccupazione. Quando li saluti e volti loro le spalle sai che sarai più vulnerabile, solo e preoccupato del futuro.

Antonio Candreva da Tor de Cenci, quartiere popolare alle porte di Roma, ci ha messo 3 minuti di orologio per riconoscere sulla corsia di destra, quella di sua competenza, il punto debole di questo Livorno timido e imbambolato, capace di entrare in uno stadio Olimpico semideserto e triste come i “buuu” riservati a Duncan nel finale, con gli occhi del ghiozzo invece di quelli dello squalo. Il numero 87, una stagione e mezzo in amaranto con una promozione in serie A e un trasferimento alla Juve con il marchio del predestinato stampato nel dna, ha nell'ordine: ipnotizzato Mbaye, fatto ammonire Coda, gabbato Luci e Schiattarella e cercato pure di bucare subito Bardi su un cross di Radu dalla sinistra sul quale non è arrivato per uno scarpino e mezzo. Poi, passato il primo quarto d'ora di orientamento che la curva Nord ha dedicato alle offese al presidente Lotito, ha deciso di mettersi in proprio correndo per 30 metri palla al piede verso l'area del Livorno prima di scagliare un mezzo tiro cross sul quale Klose ha fatto venire il pelo ritto a Bardi, salvato solo dal palo. Poi, in sequenza, sono arrivati i due gol, tra il minuto 19 e 26 che hanno spezzato la partita. Ed entrambe le azioni sono partite dai piedi di Candreva e da quella postura apparentemente troppo scomoda - spalle larghe e braccia troppo piegate - per permettergli di correre così veloce.

Nel primo, una mano gliel'ha data Emerson che ha sbagliato il rinvio al limite dell’area lanciando la palla proprio sui piedi del centrocampista laziale che sogna la Champions e la fascia di capitano nonostante un passato con il cuore giallorosso. Esterno destro filtrante per Klose che prima spara su Bardi e poi realizza il tap-in.

Passano 7 minuti e Candreva è ancora con la palla tra i piedi. Stavolta usa il sinistro e in verità quello che si trasforma nel secondo assist per l'attaccante tedesco sarebbe stato un tiro se non fosse per la deviazione di Ceccherini.

A Nicola basta questo ennesimo segnale per decidere di cambiare faccia alla fascia sinistra del suo Livorno. Ma a volte ci sono difetti che, nonostante l'impegno, non riesci a cambiare. Così quando Candreva rientra dallo spogliatoio e si trova davanti Valentini poco cambia. È sempre lui al centro dell'azione. La rabona con la quale salta il difensore francese è perfino esagerata. Come i fischi che gli riserva la sua curva dopo 40 metri di campo uno contro tre al termine dei quali spedisce la palla in tribuna. Eppure da ex poco riconoscente ci prova in tutti i modi a segnare al Livorno. Prima si avventa su Bardi che con i piedi pasticcia, poi spara sul portiere amaranto un tiro di sinistro dopo un contropiede. Forse è per la delusione del gol mancato che alla prima occasione si sfoga con l'arbitro Peruzzo per un fallo fischiato su Ceccherini. Per finire salta due avversari e mette in mezzo.

È l'ultima luce della sua partita che finisce con le mani sulle ginocchia, un abbraccio a Duncan. E un sorriso verso la tribuna. Ora sta al Livorno ribaltare la legge dell’ex.

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