Italia
Quando vincemmo tra arance e ombrellate
Nastasio ricorda l’ultimo successo in casa Lazio, datato 1968: «Successe di tutto, che vittoria...»
LIVORNO. Questa è una storia di calcio d'altri tempi scritto in una domenica di fine inverno con clima da far west. Racconta di un memorabile blitz in casa della Lazio: di due gol annullati ai biancocelesti, di un rigore parato dal portiere amaranto Bellinelli.
Di un gol, buono e decisivo griffato Santon. Di due espulsi tra i padroni di casa e di tre tentativi di invasione di campo. Di palloni mai restituiti dalla curva capitolina e di arance e ombrelli lanciati sul terreno di gioco. Di uno 0-1 al 90' tramutato dal giudice sportivo in 0-2 a tavolino per gli amaranto. Il tutto sotto gli occhi di 7mila livornesi arrivati al 'Flaminio' con ogni mezzo.
Il ricordo di chi c'era A riavvolgere il nastro della memoria è Corrado Nastasio. Quel 10 marzo 1968 aveva appena 22 anni e guidava l'attacco con Santon. Quarantacinque anni dopo i suoi ricordi sono ancora nitidi: "Mamma mia che giornata indimenticabile!" E' l'esclamazione con cui darà la stura a una lunga striscia di aneddoti: "Ricordo i tantissimi tifosi del Livorno che ci seguirono in quella trasferta che si preannunciava carica di tensione perché già a quei tempi le due tifoserie erano divise da opposti ideali politici".
Quell'arancio…Nastasio oggi sorride, ma sul campo del 'Flaminio' quel giorno passò un brutto quarto d'ora: "Fui colpito da un arancio tarocco in una zona proibita. Pensavo di svenire dal dolore. Poi mi ripresi e detti il mio contributo al successo". Quello non fu l'unico attentato all'incolumità dei giocatori amaranto: "Nella ripresa fui sfiorato da un ombrello che andai subito a piantare appena fuori dal campo". Il retroscena, a pericolo scampato, è quasi gustoso: "In quel momento fui avvicinato dall'arbitro Barbaresco di Cormons. Mi confidò che la partita era da considerarsi chiusa al 28' del secondo tempo e che l'ultimo quarto d'ora sarebbe stato giocato pro forma e per non peggiorare il clima di tensione sugli spalti".
Cuore amaranto. Il bomber classe '46 è un fiume in piena: "Signori, noi eravamo davvero una gran bella squadra: potevamo pure perdere, ma in difesa avevamo gente che non aveva paura di nulla e nessuno. I nomi? Lessi (che però quel giorno non giocò), Caleffi, Cairoli". Anche la Lazio aveva fior di giocatori: "C'erano Dolso, Morrone, Massa, Adorni. Ma noi giocavamo alla livornese".
Indimenticabile. Quando il ricordo cede il passo alla riflessione, Corrado si emoziona: "Quello è uno dei ricordi più intensi della mia carriera, secondo solo alla doppietta che segnai al Pisa in un derby. Quando il Livorno vince in una città come Roma, quell'impresa non può che entrare nella storia dalla porta principale. Ho un solo rammarico. Quel giorno del '68 i nostri tifosi erano 7mila. Domenica non arriveremo a venti. Siamo in serie A e la gente sembra non rendersene conto".
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