Meteo
In casa del Don Bosco si è rotto qualcosa
Basket: la maledizione delle assenze prosegue, ma quattro sconfitte di fila sono un macigno
LIVORNO. Su analisi e commenti potremmo dilungarci fino all’infinito, ma poi purtroppo è il risultato quello che conta. Vuoi per sfortuna (tantissima), vuoi per demeriti (nessuno, anzi), ma da che mondo e mondo ciò che muove la classifica sono le vittorie. Quel gusto speciale che nella bocca del Don Bosco manca ormai da quattro turni (l’ultima affermazione risale al derby contro Montecatini). Domenica sera, infatti, l’alone di iella che serpeggia da qualche tempo all’interno dello spogliatoio labronico si è abbattuto anche su Tommaso Sollitto (in borghese a bordo campo accanto allo “stampellato” Jack Sanguinetti che ne avrà per altri 15 giorni) spalancando le porte del successo ad un buon Cus Torino ma tutt’altro che irresistibile. Non tutto è perduto. Premesse a parte, Livorno si è comunque distinta per impegno e voglia di giocarsela fino in fondo. Già, perché il finale è ormai un classico: il Don Bosco lotta, va sotto, rimonta e alla resa dei conti si arrende. Un film giunto appunto al quarto episodio consecutivo ma che adesso ha disperato di colpo di scena in positivo. Arriverà tra una settimana a Empoli? Nessuno può dirlo, ma un gran bel punto di partenza sarebbe trascorrere intanto una vigilia tranquilla priva di altri imprevisti e nella speranza di recuperare al 100% almeno Lollo Benvenuti, autore di 15 punti con Torino ma anch’egli in precarie condizioni a causa di una forte contusione. Certezza argentina. Altro fattore dal quale è obbligo ripartire è Mario Gigena, l’uomo in più a disposizione di Andrea Da Prato. L’ultimo a mollare, e il primo a incoraggiare i più giovani nei momenti di difficoltà. E come se non bastasse pure l’apporto in termini di punti non manca mai: 22 agli universitari, frutto di più che discrete percentuali (5/8 da 2, 3/6 dalla lunga), impatto gigantesco e una tutela da parte degli arbitri che andrà però rivista. Perché va bene scegliere un metro (permissivo nella circostanza), ma è pur giusto poi nell’arco della gara riconoscere il giusto a una squadra che decide di appoggiarsi al suo miglior giocatore. Ma di analisi, commenti e punti vista potremmo parlarne all’infinito aprendo dibattiti inutili e impotenti dinanzi al re dei verdetti. Il risultato maturato sul campo. Che ha premiato Torino e che ci auguriamo possa tornare a premiare il Don Bosco quanto prima.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
