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È un break firmato Llorente

È un break firmato Llorente

La Juventus vince in extremis anche quando non gioca bene. E adesso è volata a +3

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TORINO. La Roma segna un gol da un punto al 91’ e allo stesso minuto risponde in serata la Juventus, con la non piccola differenza che il gol bianconero vale matematicamente il doppio e strategicamente anche di più. Vale la prima fuga della stagione con tre lunghezze di vantaggio sui giallorossi in affanno, e se non un’ipoteca sullo scudetto d’inverno vale sicuramente un quintale di serenità nell’avvicinarsi della cruciale partita di Champions a Istanbul. Vale anche il raggiungimento del primo obbiettivo di Antonio Conte: primato riconquistato - e già anche consolidato - in campionato.

Tutto questo al termine di una partita non esaltante nella quale a tratti la Signora ha rischiato anche la classica buccia di banana; per portare a casa la preziosa vittoria sono state necessarie due paratone di Buffon e un pezzo di bravura di Llorente che ha girato d’istinto nell’angolino lontano un tiro non irresistibile di Lichtsteiner. Gol anche fortunato e non del tutto meritato, ma comunque voluto con la solita tenacia e giustamente segnato dal giocatore che nel giro di un mese è passato dal ruolo ingrato di oggetto misterioso a quello esaltante di bomber decisivo.

E così la festa dei bambini allo stadio (in 12mila nelle curve chiuse dal giudice agli altri tifosi per i cori discriminatori: un gran bello spettacolo malgrado qualche coretto non proprio innocente soprattutto verso il portiere ospite) è diventata anche la festa della Juventus che ha ripreso il ruolo di lepre che le piace molto più di quello di segugio. Brava però anche l'Udinese a chiudersi e a ripartire, con Di Natale sempre in agguato, con Basta e Pereyra ad aggredire a centrocampo, con Fernandes ad aprire il gioco in attacco; e Buffon ha ripagato il premio per le 500 partite che Andrea Agnelli gli aveva appena consegnato, tornando decisivo. A parte questo, è stata una Juventus inizialmente meno cattiva e reattiva di altre volte. Di certo ha pesato l'infortunio di Pirlo, colpito da Lazzari in uno scontro fortuito dopo pochi minuti: sostituzione forse più preventiva che non dovuta a un vero infortunio anche se in questi casi si teme sempre la distorsione, e comunque Conte ha dovuto rimediare chiedendo un altro sforzo a Pogba, che invece avrebbe voluto fare riposare. Il francese, come vice-Pirlo, se l'è cavata anche se il regista rimane un’altra cosa e si è visto; tanto vero che il tecnico ha dovuto correggere ancora, spostando in mezzo Vidal.

L’uscita di Pirlo ha sicuramente condizionato la Juventus per tutto il primo tempo, rendendola prevedibile e abulica: senza esterni abili nel cross - Padoin e soprattutto De Ceglie sotto quest’aspetto sono stati deludenti - e quindi senza palloni alti per Llorente, i bianconeri sono rimasti imbottigliati fra la difesa e il centrocampo dei friuliani, ben raccolti davanti a Brkic; l’unica palla-gol per sbloccare il risultato nei primi minuti l’ ha avuta Tevez ma il portiere udinese l’ha deviata in volo. Poi la Juve per poco subiva il gol quando Bonucci ha ripetuto l’errore col Galatasaray: retropassaggio sbagliato a Buffon con Di Natale nei paraggi, determinante l’intervento del portierone sul tentativo di pallonetto di Totò.

Il numero 1 bianconero ha detto ancora no a Di Natale all'inizio del secondo tempo, dopo avere deviato un pericoloso cross di Fernandes e poi è volato su una sventola di Lazzari. Ma qui le cose sono cambiate: Conte ha mandato dentro Lichtsteiner che ha subito dato un'altra spinta e la Juventus con tre attaccanti (Tevez-Llorente-Quagliarella) è finalmente riuscita a mettere alle corde l'Udinese: salvataggi di Brkic e Allan ma il gol era nell’aria. E la Signora omicidi certe chances non le spreca.

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