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Livorno, il miracolo sbatte sull’arbitro

di Alessandro Bernini
Livorno, il miracolo sbatte sull’arbitro

Sotto di due gol la banda-Nicola ribalta con Paulinho, Greco ed Emerson. Gol irregolare e rigore sospetto, Toro salvo

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LIVORN O. Potrebbero realizzare una puntata di "Sfide" su questa partita. Ma non sappiamo con quanto gusto ci metteremmo davanti alla tv per guardarla. Il 3-3 finale è il frutto di un match che merita una sola definizione: pazzesco. E nel quale il Livorno, sotto di due gol dopo 8', non riesce ad esultare perché il pari del Toro è arrivato all'87' su calcio di rigore segnato da quel simpaticone di Cerci (ex pisano) che ha pensato bene di festeggiare andando a offendere i tifosi della gradinata.

Prendiamo il punto e andiamo avanti. Quantomeno il Livorno ha spezzato la catena maledetta di 4 sconfitte, si è mosso da quota 8 punti e ha guadagnato una lunghezza su Catania e Sassuolo, sperando che domani la Roma faccia il suo dovere battendo il Chievo. Resta la rabbia anche per un arbitraggio da Seconda Categoria, con il romano Valeri in confusione totale.

E non ci riferiamo al rigore (a detta di molti inesistente) ma a una conduzione di gara allucinante, una miriade di errori uno dietro l'altro, col Toro che ci ha guadagnato e neanche poco. Sul primo tempo di questa partita poi si potrebbe anche scrivere un libro.

Cose mai viste. Anzi, per la verità qualcosa l'avevamo già visto: il Livorno che prende gol dopo meno di 5 minuti. Era successo a Napoli, era successo a Bologna, è successo di nuovo contro il Torino ed è chiaro che adesso Nicola dovrà capire cosa non funziona quando si aprono le gabbie della partita.

Tra l'altro l'azione del vantaggio del Toro è stata quasi scontata, con tutto ciò che ti devi attendere : Cerci che se ne va sulla destra e cross al centro per Immobile. Il problema è che immobile è rimasta anche la difesa, coi centrali fermi (come a Bologna contro Crespo) e l'attaccante granata che da due passi ha messo dentro. Ma il film dell'orrore era appena iniziato. In tilt come un vecchio flipper, il Livorno ha preso anche il raddoppio all'8' su un colpo di testa di Glik da calcio d'angolo. Qui il Livorno ha visto la morte in faccia e la Curva Nord ha anche gridato "fuori i coglioni".

E il Livorno gli attributi li ha tirati fuori, eccome. Quasi per magia la partita si è rivoltata con un calzino, in un amen: Luci e Biagianti sono diventati padroni del centrocampo e Paulinho davanti si è scatenato. Gettata nel cestino la bussola e dato il via al più sfrenato assalto senza regole, anche Emeghara ha trovato terreno fertile per il suo calcio anarchico. E come in una novella, il Livorno prima ha trovato il 2-1 con Paulinho (ma strepitosa l'azione sulla fascia di Schiattarella), e poi al 33' ha firmato il 2-2 con cross di Emeghara, splendida finta di Paulinho e sinistro piazzato di Greco.

Immaginatevi la bolgia del Picchi. Giustamente il Livorno, sul 2-2, memore dello sciagurato finale contro la Samp, ha un attimo tirato il fiato. A inizio ripresa si è subito fatto male Biagianti (altro guaio muscolare, ci risiamo purtroppo) e Nicola ha ridisegnato il Livorno, inserendo Rinaudo centrale e spostando Ceccherini a sinistra per curare da vicino Cerci. L'impatto della scelta è stato devastante perché prima Cerci ha sbattuto per due volte su Ceccherini innervosendosi e prendendo il giallo per una pedatina maligna, e poi il Livorno ha addirittura trovato il gol del 3-2 con un gol incredibile: 30 metri di campo saltando uomini come birilli con doppi passi e finte, poi un siluro da 25 metri che si è abbassato proprio all'ultimo istante trafiggendo Padelli.

Toccato il cielo con un dito (e anche con un braccio), è iniziata la sofferenza. Inevitabile. Ventura ha messo dentro anche Meggiorini passando al 4- 2-4, il Livorno si è difeso con le unghie grazie anche a un paio di miracoli di Bardi, ma non ha retto.

A 3'è dalla fine un tiro di Immobile è finito sulla mano aperta di Rinaudo, con Cerci che dal dischetto ha fatto 3-3. Lasciando rabbia per il risultato, orgoglio per come la squadra ha rimontato, speranza perché la salvezza può essere più di un sogno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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