Il Tirreno

Livorno

La vittoria degli Etruschi per Sergio

di Andreas Quirici
La vittoria degli Etruschi per Sergio

La squadra di Livorno batte San Vincenzo onorando il compagno morto martedì

6 MINUTI DI LETTURA





INVIATO A SAN VINCENZO. Gli under 16 degli Etruschi Livorno hanno appena espugnato il difficile campo di San Vincenzo, battendo i pari età dei locali Rufus. Un 21-7 in rimonta con un secondo tempo eccezionale, condito da tre mete e altrettante realizzazioni in mezzo ai pali. I ragazzi stanno correndo verso gli spogliatoi. E a ogni passo gridano «Sergio, Sergio». Il coro sembra interminabile sotto il cielo pieno di nubi che sembra dover rovesciare pioggia da un momento all’altro. Sulla piccola tribuna in lamiera del campo di San Vincenzo i genitori dei ragazzi delle due squadre si uniscono al grido, battendo le mani e non riuscendo a trattenere qualche lacrima. «Mi si chiude lo stomaco se penso a quella tragedia», dice la nonna di uno dei giocatori mentre guarda il nipote uscire dal campo. Il buio negli occhi dei babbi e delle mamme fa da contraltare al sorriso stampato sui volti dei ragazzini che hanno appena giocato e vinto per il loro compagno morto pochi giorni fa in ospedale dopo essere stato investito da un furgone, mentre attraversava la strada insieme alla sorella.

Sergio Moldovan aveva 15 anni ed era un rugbista. Era tesserato per la squadra dell’Empoli, ma era stato dato in prestito agli Etruschi, insieme ad altri cinque. Un accordo fra le due società per far giocare i ragazzi e formare squadre competitive. I labronici hanno creato per la prima volta la formazione under 16, ma non avendo a sufficienza giovani nati negli anni 1998 e 1999 hanno chiesto aiuto all’Empoli rugby che non poteva allestire quella categoria per lo stesso motivo. Un sodalizio nel quale Sergio si era buttato a capofitto, impressionando subito tutti per la sua bravura. «Da settembre fino a quando è accaduta quella tragedia non ha mai saltato un allenamento», diceva ieri Riccardo Fabbrini, uno degli allenatori degli Etruschi che lo vedeva arrivare ogni venerdì al campo insieme agli altri di Empoli per un allenamento tutti insieme a settimana che, ogni volta, faceva fare sempre un passo avanti nella conoscenza tra i due gruppi. Sergio si stava inserendo molto bene nella squadra e quando è arrivata la notizia dell’incidente per i compagni, gli allenatori e i dirigenti degli Etruschi è stato un vero choc. «Il giorno prima si era allenato con noi. E il sabato è successo l’incidente», ricorda Carlo Ghiozzi, presidente della società livornese, mentre si sbraccia per i suoi ragazzi durante l’incontro con i Rufus. La prima partita degli Etruschi in questo campionato regionale, visto che il debutto stagionale era stato rimandato proprio per la notizia di Sergio ricoverato in ospedale in gravissime condizioni. Ghiozzi è vicino al campo, praticamente a fianco di Marco Capaccioli, dirigente della società verde-amaranto che per questa gara svolge il ruolo di giudice di linea. Bandierina in mano e grande trasporto per lo svolgimento dell’incontro, Capaccioli si sbraccia e impreca, cammina nervosamente e si toglie la felpa nonostante il vento.

Il clima in campo e fuori è caldo. Gli Etruschi affrontano una squadra che, sulla carta, è più forte, visto che i ragazzi del San Vincenzo giocano insieme da qualche anno. I livornesi vogliono cominciare bene questa stagione, ma hanno anche intenzione di onorare al meglio la memoria del loro compagno. Il capitano della squadra ospite, Federico De Robertis, l’ha ricordato prima dell’inizio della partita durante il discorso per caricare la squadra: «Siamo gli Etruschi. Giochiamo per Sergio». In campo con la maglia a strisce orizzontali bianche e celesti dell’Empoli con la fascia nera al braccio in segno di lutto, gli Etruschi hanno osservato un minuto di silenzio all’inizio della gara insieme ai Rufus. Brividi, ma niente retorica. Nessun mazzo di fiori o striscioni o magliette commemorative. Sergio si ricorda giocando con onore e impegno. È una delle prime regole che i piccoli rugbisti imparano al campo. E dopo il minuto fatto di silenzio assoluto e concluso con un applauso c’è solo spazio per mischie, placcaggi, passaggi e azioni alla mano. Una meta per San Vincenzo alla fine del primo tempo e ben tre per gli ospiti nella ripresa. In mezzo urla come «dai ora un quarto d’ora di guerra», gridata ai compagni dal livornese Mattia Maraviglia, autore della terza meta. Ma anche tanti momenti da sorriso sulle labbra con i genitori degli ospiti che lanciano cori per gli Etruschi, ma anche per Empoli per non dimenticare l’unione delle due società.

Poi di nuovo i valori del rugby intrecciati con il ricordo del quindicenne scomparso. Le due squadre si incontrano a metà campo. Si mischiano, fanno un cerchio con al centro i due capitani. «Dai, facciamo un grido per Sergio». E il suo nome echeggia di nuovo nel cielo di San Vincenzo sempre più minaccioso. Poi il “tunnel” fatto da chi ha vinto la partita, sotto il quale passano gli sconfitti ricevendo la stretta di mano degli avversari. Non un formalismo indotto dalla morte di un giovane, ma una consuetudine in questo sport che si gioca duramente, ma che alla fine regala scene di rispetto tra chi fino a poco prima non si è risparmiato nei placcaggi. Infine il terzo tempo nella taverna costruita all’interno dell’impianto sportivo, un elemento comune a tutte le società, dove giocatori, dirigenti, tecnici e genitori mangiano insieme imbastendo anche amicizie, con le mamme e le mogli a cucinare immensi pentoloni di pastasciutta.

Ieri, seduto su quelle panche di legno ci sarebbe dovuto essere anche Sergio Moldovan, figlio di una famiglia numerosa di origini romene. I genitori del giovane non erano al campo di San Vincenzo. «Sono rimasti a casa a piangere il loro bimbo», racconta il presidente dell’Empoli rugby, il francese Pierre Eschaylle, ex giocatore di squadre dilettanti in patria e arrivato in Italia per lavoro. Lui era presente alla partita. Ha seguito dal bordo del campo ogni fase di gioco, riprendendola con la telecamera e commentando ogni azione con chi era vicino al lui. Estremamente concentrato sulla gara e alla fine, insieme agli altri allenatori, ha parlato alla squadra, riunita davanti alla panchina. Non ha detto niente su Sergio, ma ha analizzando la tattica e le azioni, dando merito alla bella prova dei “livornempolesi” e dicendo che presto i due gruppi si sarebbero allenati di nuovo insieme «per migliorare ancora l’intesa». Come dire: la stagione della vita deve continuare, perché questo è lo sport e perché Sergio avrebbe voluto così. «I ragazzi lo hanno ricordato al meglio. La vittoria fa sicuramente piacere - dice di nuovo Riccardo Fabbrini - Ma l’impegno in campo e il fair play dimostrato dalle due squadre sarebbe stato lo stesso anche in condizioni normali. Il rugby, nonostante si sia aperto da anni al professionismo, mantiene valori e principi che difficilmente si ritrovano in altre discipline. Anche il terzo tempo è emblematico, ma non lo facciamo sempre con un piatto di pasta davanti. Nel nostro sport, anche se uno ha solo un tozzo di pane lo divide con gli avversari».

Una filosofia di vita, il gioco della palla ovale, che da martedì scorso ha un giocatore in meno in campo e uno in più in cielo. Ma, visti i tanti momenti di commozione autentica vissuti ieri mattina, è stato come se Sergio non se ne fosse mai andato.

Del resto, come recita un vecchio detto gallese, ricordato venerdì da Carlo Ghiozzi ai funerali del quindicenne «un rugbista non muore mai, al massimo passa la palla». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web