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Livorno

Pagliuca: «Non siamo ancora guariti»

Il mister chiede di migliorare in fase di possesso palla. E più concretezza davanti

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IMOLA. Sorrisi e bacchettate ai cronisti fissati con i moduli di gioco. Guido Pagliuca, tuta da allenamento e cappellino in testa, scarica la tensione accumulata al termine di una partita che la Lucchese, visti i risultati degli avversari, doveva vincere a tutti i costi per non allontanarsi troppo dalla coppia di testa a punteggio pieno formata dal tandem Massese-Correggese.

Tre punti d’oro maturati nella ripresa al termine di una supremazia territoriale e dopo un clamoroso palo colpito su punizione da Aliboni: «Le disquisizioni tattiche le lascio agli altri. Oggi l’importante era vincere per acquisire morale e autostima e non distanziarsi troppo dalle prime della classe. Ho avuto dalla squadra le risposte che cercavo: compattezza, unità e determinazione. Abbiamo cercato la vittoria dal fischio d’inizio all’ultimo secondo di gioco. La difesa non ha subito gol e il tanto criticato Casapieri è stato determinante in un paio di situazioni».

A chi gli chiede se l’inserimento di Calistri equivale a una bocciatura di Di Giusto il tecnico scuote la testa e replica prontamente: «Neanche per sogno. Di Giusto lo conosco bene: è un giocatore importante e tornerà utile. Non ci sono promossi o bocciati c’è una rosa composta da 22 giocatori e tutti sono al servizio della squadra. Chi non è d’accordo con questa impostazione può anche accomodarsi alla porta».

Lucchese guarita dunque? «Nient’affatto. Dobbiamo crescere molto sul piano della qualità della manovra e della fase di possesso palla. C’è molto da lavorare e io sono in panchina per questo. Di positivo c’è che la squadra quando passa in vantaggio acquisisce la necessaria sicurezza mentre quando è alla ricerca del gol la frenesia e la voglia di vincere ci creano ansia e ci portano ad attaccare alto scoprendo il fianco agli avversari». Sulla prova di Tarantino il tecnico rossonero non ha dubbi: «Ha messo 3-4 palle in mezzo che potevano essere sfruttate meglio dai compagni. Quando la squadra imparerà a seguire le traiettorie che scaturiscono dai piedi di Nazzareno probabilmente chiuderà prima certe partite che rischiano di diventare difficili per la buona disposizione tattica degli avversari».

Contrariato il tecnico dell’Imolese, Franco Farneti, che aveva assaporato la possibilità di fermare la corazzata rossonera: «Non mi aspettavo di perdere dopo la prodezza di Casapieri sulla conclusione di Belluzzi. Sono dispiaciuto perché il ko è arrivato in concomitanza con i crampi di Santandrea che ci hanno impedito di chiudere i varchi in fase difensiva. Prendere un gol su palla vagante fa male perché non eravamo stati inferiori ai rossoneri». (l.t.)

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