La Lazio ha fatto un bel salto triplo
In un tempo spazza via il Chievo, la contestazione a Lotito e le ombre su Petkovic
ROMA. All’Olimpico la giornata difficile della Lazio comincia male (curva vuota per protesta) ma finisce benissimo. Da 10 anni i biancocelesti non battevano il Chievo in casa e non potevano scegliere giornata migliore per sfatare il tabù: 3-0 già all’intervallo, zittita la contestazione iniziale contro Lotito («Ce l’hanno con me perché non ho preso Ylmaz ma sono critiche strumentali, per me parlano i risultati e non mi faccio certo intimidire») e fugate le prime ombre insidiose che si erano addensate sulla panchina di Petkovic.
C’è da dire che nonostante il risultato rotondo, la sofferenza non è mancata: più che altro auto-inflitta, soprattutto per qualche errore di troppo in difesa (i centrali Cana e Ciani un po’ distratti) di cui un Chievo deludente soprattutto in attacco non approfitta. I primi 45 minuti non sono stati, in realtà, così a senso unico come il risultato lascerebbe intendere: i veronesi fino al 2-0 hanno tenuto a lungo il pallino, facendo un buon possesso e accumulando calci d’angolo però ricavando un solo topolino dalla montagna di gioco: al 37’ Marchetti salva la Lazio su tiro a botta sicura di Sestu, due minuti dopo la Lazio raddoppia e cala il sipario.
Al contrario esatto dei gialloblù, la squadra di Petkovic è brava a trasformare in oro praticamente tutte le (poche) occasioni costruite. All'8' è già in vantaggio con Candreva (tiro deviato da Cesar), bravo a monetizzare il passaggio in profondità di Ederson; al 39’ cross di Ledesma, uscita a vuoto di Puggioni e Cavanda (che poco prima aveva invertito la posizione con Konko, spostandosi a destra) in spaccata realizza la prima rete in serie A. Il Chievo sente il colpo, si sfilaccia, ed incassa il 3-0 (42'), firmato dal tiro angolato di Lulic.
Nell'intervallo Sannino toglie Sestu per Estigarribia e poi butta dentro anche il vecchio talismano Pellissier, ma i risultati non sono eccelsi e la partita è già segnata. Un altro paio di belle parate di Marchetti bloccano sul nascere il tentativo dei veneti di riaprirla, dall’altra parte Candreva sfiora la doppietta con un morbido pallonetto che bacia la traversa. Tre punti non memorabili, ma che possono rappresentare una svolta.
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