Menicagli a “Quelli che il calcio”
Il noto direttore d’orchestra sarà l’ospite fisso a tifare Livorno
LIVORNO. Da questo weekend il palinsesto della Serie A tornerà ai canonici orari pomeridiani (salvo anticipi e posticipi). Così, come da tradizione, debutterà anche la nuova edizione di "Quelli che il Calcio", storico programma in onda domenica pomeriggio su Rai2.
La trasmissione si colorerà anche di tinte amaranto: non solo per il ritorno del Livorno in A, ma anche per la partecipazione di un ospite di tutto rispetto come Mario Menicagli, noto direttore d'orchestra e direttore artistico dell'ultima kermesse di Effetto Venezia. Menicagli si accomoderà tra il pubblico in studio fin dalla prima puntata.
Mario, com'è nata l'idea di partecipare a "Quelli che il Calcio"?
«Ubaldo Pantani, quest'anno co-presentatore al fianco di Nicola Savino, mi ha chiesto se avrei voluto far parte dei tifosi che guardano la squadra del cuore in studio. Ad aver colpito gli autori del programma è stata l'idea che un direttore d'orchestra, una figura considerata "austera", possa essere anche un malato di calcio».
In effetti non sei un semplice "tifoso occasionale"...
«Altroché, sono proprio sfegatato! Seguo il Livorno dal 1968. Ho fatto la mia prima trasferta a 4 anni e mezzo, se non è un record poco ci manca».
Sei un tifoso "criticone" o buonista?
«Dal '68 ho fatto 33 anni di sofferenze. Le serie minori sono state un lungo purgatorio. Quando ero ragazzo dicevo: "Spero di rivedere il Livorno in serie B prima di morire". Da quando abbiamo raggiunto quel traguardo non mi è più riuscito essere troppo critico nei confronti della società. La conquista della serie A è stata una gioia inimmaginabile, e adesso me la godo".
Un pronostico sulla stagione?
«Sono andato in trasferta a Reggio Emilia: la squadra mi è piaciuta molto, il risultato conferma che ce la possiamo giocare con le altre pretendenti alla salvezza. Le prime 8-10 squadre sono di un altro livello, ma con le altre daremo battaglia. La nostra forza sarà il gruppo. Abbiamo un allenatore e uno spogliatoio eccezionale».
Giorgio Carlini
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