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Il sequestro del «Che», poi la grande festa

dall’inviato
Il sequestro del «Che», poi la grande festa

REGGIO EMILIA. Se vale la pena rischiare io mi gioco anche l'ultimo frammento di cuore. La Digos livornese aveva bloccato un gruppo di tifosi amaranto all'ingresso del Mapei Stadium e gli aveva...

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REGGIO EMILIA. Se vale la pena rischiare io mi gioco anche l'ultimo frammento di cuore. La Digos livornese aveva bloccato un gruppo di tifosi amaranto all'ingresso del Mapei Stadium e gli aveva sequestrato bandiere e sciarpe con l'effige del Che, ma la legge del comandante Guevara in campo è valsa lo stesso, imposta da questo Livorno che di frammenti di cuore n'ha scaricati a camionate. Ed è stato un regalo incredibile per i duecento che avevano inforcato la Cisa sognando un punticino, magari anche un blitz, di certo non immaginando di contare uno due tre quattro gol che in trasferta in serie A non si ricordano nella storia recente del Livorno, una goduria inattesa per chi appena tre mesi fa a pochi chilometri da qui, contro questo stesso Sassuolo aveva ingoiato litri e litri di delusione. Tre pullman, qualche pulmino, una decina d'auto, gli striscioni del Magnozzi, del club Porto Nastasio, del Rondina, quelli della Milano Amaranto, la maglia col numero 10 del mito appesa dai ragazzi del club Vada Igor Protti, qualcuno del Campanile, erano duecento ma al loro posto al triplice fischio di Mazzoleni avrebbe voluto esserci una città intera. Per tutta la partita non hanno mai smesso di incitare i guerrieri di Nicola, nonostante la squadra soffrisse, poi quando Greco ha alzato il velo al vero Livorno hanno capito che valeva davvero la pena giocarsi l'ultimo frammento di cuore. E così non hanno mollato quando Zaza ha freddato il sogno, e la squadra come loro, hanno continuato a crederci e cantare e il Livorno a correre, e alla fine sono diventati padroni degli spalti, mentre la squadra diventava padrona del campo. Col risultato sigillato nel caveau hanno aperto il baule e hanno imposto i cavalli di battaglia, chi non salta è veronese, la solita dedica a Berlusconi, poi il pensiero più bello per il Moro. (giu.cor.)

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