Doga, il settore giovanile in pugno
«Il mio ruolo al Livorno comporta una grande responsabilità dalla scuola calcio all’Academy: i tasselli sono tanti»
LIVORNO. Ormai Livorno non è solo il suo luogo di lavoro, ma anche la sua casa. E Alessandro Doga, 38 anni, si è calato dentro con decisione, senza timidezze, sempre più deciso ad essere in primo piano nel processo di svolta che la società amaranto ha deciso di imprimere al suo settore giovanile.
E proprio con l'incarico di responsabile del settore, l'ex calciatore amaranto sta lavorando a tutto campo, nel suo quartier generale di Stagno, per avviare al meglio la stagione delle squadre giovanili:
«Il mio ruolo comporta una grande responsabilità - racconta Doga - ma io me la assumo volentieri, anche perchè sono circondato da persone che lavorano con grande passione. Da quest'anno anche la scuola calcio passa sotto la nostra gestione diretta, sui campi di Stagno, senza del resto perdere l'apporto della Academy, che continuerà ad operare in Coteto in sinergia con noi: è un ulteriore tassello di un percorso che punta a fare del Livorno Calcio un punto di riferimento per il calcio giovanile prima in Toscana, e poi chissà».
E nel pacchetto c'è anche il rinnovato rapporto con l'Inter, di cui sta beneficiando in particolare la Primavera, che dalla società neroblu ha visto arrivare prima il nuovo mister, Sergio Zanetti, e poi diversi giocatori come Castro, Businaro e Cannataro:
«E altri arriveranno - aggiunge Doga - si tratta del frutto del lavoro svolto da chi sta sopra di me, dal presidente Spinelli ad Attilio Perotti, da Elio Signorelli a Stefano Capozucca, e per noi è un grande elemento di crescita. Ma è bello anche che Zanetti, un professionista che arriva da una società di livello internazionale come l'Inter, abbia sinceramente apprezzato e lodato l'organizzazione e gli impianti del nostro settore giovanile».
Essere al vertice di una struttura che annovera centinaia di ragazzi comporta certo anche scelte delicate, che necessariamente porteranno ancora oltre la trasformazione di Doga da calciatore amato dal popolo amaranto in figura societaria di responsabilità:
«Certo, qualcosa sta cambiando. Il mio ruolo mi impone di fare scelte che possono anche risultare impopolari, ma sono scelte che qualcuno deve pur compiere. E io cerco di farle al meglio, guidato dalla volontà di dare ai ragazzi una possibilità di avviarsi sulla strada che ho percorso anch'io, quella del calcio professionistico».
E in tutto ciò entra naturalmente in gioco anche il rapporto con le famiglie:
«Credo che l'idea che a Livorno i genitori dei giovani calciatori siano un po' particolari e difficili da soddisfare rispetto ad altre città - continua Doga - sia fondamentalmente un pregiudizio. Del resto, in un ambiente così vasto, in cui il calcio è molto sentito, è normale che ci siano persone più o meno disposte ad accettare le scelte della società rispetto ai propri figli. Io non sono ancora padre, per cui non mi sono mai misurato con la sensazione che mio figlio stia subendo un'ingiustizia. Ma anche su questo cerchiamo di lavorare al meglio, perchè siamo educatori, specialmente per i più piccoli, e cerchiamo di farlo in modo adeguato ai tempi, che sono diversi da quelli in cui ero adolescente io, quando effettivamente le attenzioni dei genitori erano più misurate».
Bisogna essere bravi....
«Sì, bisogna essere bravi - continua Doga - e bisogna mettere sempre in campo gli uomini e i metodi giusti, che sono diversi quando si ha che fare con i bambini e quando si ha che fare con gli adolescenti».
Il girone della Primavera. La Lega serie A ha ufficializzato la composizione dei gironi della prossima edizione del campionato Primavera Trofeo Giacinto Facchetti. Gli amaranto sono stati inseriti nel girone C insieme ad Avellino, Bari, Catania, Crotone, Fiorentina, Juve Stabia, Latina, Lazio, Livorno, Napoli, Palermo, Reggina, Roma, Trapani.
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