Il Tirreno

Livorno

«La cosa da serie A? Il gruppo»

di Alessandro Bernini
«La cosa da serie A? Il gruppo»

Nicola: coesione, voglia, entusiasmo: nel ritiro ho trovato tutto questo, è importantissimo

5 MINUTI DI LETTURA





INVIATO A FOLGARIA. Due settimane di ritiro. Cos'è cambiato nelle tue sensazioni in questo ultimo giorno rispetto al primo?

«Il primo giorno cercavo delle risposte senza avere garanzie, adesso torno a casa con delle certezze. Aver mantenuto l'ossatura dello scorso ci ha fatto conservare lo spirito da battaglia, la voglia di lavorare, il sentirsi un gruppo e non una somma di singoli. Vedo nei ragazzi maggiore consapevolezza dei proprio mezzi, ben consapevoli che la serie A sarà un evento da vivere con gioia, entusiasmo e voglia di regalarsi un altro grande risultato. Sono felice di come sono trascorsi questi giorni, anche fuori dal campo ho visto dei segnali che per tanti possono sembrare banali ma che per me sono molto importanti».

Ad esempio?

«Ho visto ragazzi che stavano insieme a giocare e chiacchierare e non rinchiusi nello loro stanze. E che nelle serate libere sono andati tutti insieme a mangiarsi una pizza».

Quanto è importante avere Paulinho?

«Tecnicamente, tatticamente e come atteggiamento, è il mio giocatore ideale. Vedi, io di questi ragazzi che abbiamo confermato adoro il loro essere uomini normali, non fenomeni da business o da baraccone. Sono uomini con le loro paure e i loro timori, ma affrontano con entusiasmo tutte le sfide».

Emerson è reduce da una stagione strepitosa in serie B. Considerazione inevitabile che fanno un po' tutti: potrà reggere l'impatto con la serie A restando a quei livelli?

«Anch'io ho scoperto la serie A da giocatore a 32 anni, eppure ci ho giocato senza problemi, dando il mio contributo. Emerson sa cos'è la gavetta, ha una dose infinita di umiltà e dentro lo spogliatoio è un punto di riferimento. Nel mio Livorno lo considero una garanzia».

Adesso abbiamo 4 esterni. L'unico che ha esperienza di serie A è Gemiti, gli altri tre ovvero Schiattarella, Piccinini e Lambrughi sono debuttanti. Ti preoccupa?

«Beh, in effetti i numeri dicono questo. Schiattarella secondo me ha grandi qualità, stimoli, sta crescendo, e potrebbe essere la grande rivelazione della stagione. Lambrughi? Sta vivendo una favola, credo che giocherebbe in A anche gratis e con questo spirito sono sicuro che ci darà una mano. Quanto a Piccini, ha una forza atletica impressionante e ora andrà disciplinato tatticamente».

L'impatto di Valentini con la squadra è stato ottimo.

«Sì, confermo. Sia in campo che fuori. Alla seconda sera che era in ritiro, a cena, ho notato che stava nel mezzo agli altri come se fosse con noi dallo scorso anno. Mi ha colpito. Il giorno dopo che è arrivato, l'ho chiamato prima dell'amichevole e gli ho detto: "siamo contati, ha voglia di stringere i denti e giocare subito e a lungo". Non ci ha pensato un attimo a dirmi "sì". E in campo si è dimostrato subito all'altezza».

E il giovane Benassi?

«Appena arrivati in ritiro abbiamo fatto dei test atletici, i suoi erano pessimi. Adesso è cresciuto. E' un ragazzo che sa far gioco e con buone qualità, soprattutto nell'impostazione».

E' arrivato Bardi come titolare e Mazzoni non ha nascosto le sue perplessità sulla prospettiva di restare come secondo.

«Bardi è un portiere di grande prospettiva, quando prendi un elemento del genere sai che deve avere continuità. Non ho ancora parlato né con Bardi, né con Mazzoni, ma so qual è il concetto espresso da Luca a fine stagione: tra fare il dodicesimo e andare a giocare da titolare da un'altra parte preferiva la seconda ipotesi. E questo gli fa onore. Una cosa deve essere ben chiara: Luca è stato uno dei grandi protagonisti della promozione dalla serie B alla serie A, e nessuna decisione che prenderà potrà cancellare quello che ha fatto.Alla ripresa ne parleremo».

Greco ha già svolto le visite mediche e martedì firmerà. Che giocatore è?

«Ci ho parlato poche ore fa al telefono e le sue parole hanno rafforzato la mia stima nei suoi confronti. L'ho sentito carico, pronto. Come caratteristiche è un centrocampista dal piede raffinato che sa dare grande aggressività sulla palla, ma bravo anche negli inserimenti».

Parliamo di mercato? Avevi chiesto 5 giocatori, ne restano 4.

«Esatto. Aver confermato la base dello scorso anno è un passo importante, adesso dobbiamo inserire giocatori di sostanza, pronti per la serie A. La società mi ha garantito che arriveranno a breve, mi fido».

Due dei giocatori che hai chiesto sono attaccanti. Una delle trattative più avanzate porta a Longo, ragazzo giovane. Può bastare insieme a Paulinho e Dionisi?

«Per come la vedo io, se devi prendere un attaccante, o è un campione oppure deve essere un giovane di qualità e di prospettiva con una voglia matta di mettersi in mostra e di lottare. Credo che Longo abbia queste caratteristiche».

In questo raduno hai lavorato molto sul 3-4-1-2. In passato poche squadre, tra quelle che dovevano lottare per la salvezza, si sono permesse il lusso di giocare con un trequartista e due punte.

«Belingheri non è un trequartista classico, di quelli che fanno la giocata ma non amano rientrare. Luca è il nostro terzo attaccante e il nostro quinto centrocampista. Qui in ritiro la nostra idea di gioco è stata il 3-4-1-2 perché era la soluzione più logica per due ragioni. La prima è che siamo pressappoco i soliti dello scorso anno. La seconda è che eravamo numericamente contati, per cui non c'era la possibilità di provare molto».

Davide Nicola e Attilio Perotti.

«Lo conosco da 20 anni, è un vero uomo d'altri tempi e nel nostro successo dello scorso anno c'è molto del suo. Per descriverlo voglio usare due aggettivi: competente e leale. Ha idee precise, vincenti».

Davide Nicola e Aldo Spinelli

«Lo scorso anno il suo appoggio è stato decisivo. Tutti lo conosciamo come un uomo passionale, ma la nostra è stata una stagione vincente anche perché lui ha messo ordine nella società, ci ha sempre rassicurato, è rimasto al nostro fianco lavorando bene con i suoi uomini».

Il 10 agosto ci sarà la presentazione della squadra alla festa della Curva Nord.

«Quando mi hanno parlato di questa ipotesi, sono rimasto entusiasta. Nel mio calcio non c'è distanza tra il giocatore e il tifoso, io sono uguale a loro, loro sono uguali a me».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera