Il Tirreno

Livorno

Lombardi, top runner a tempo di record

di Aldo Della Nina
Lombardi, top runner a tempo di record

Straccia la concorrenza nella corsa più dura d’Italia con la scalata del Monte Grappa. Ora il sogno della maglia azzurra

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LIVORNO. Un’impresa. Un capolavoro. Un’avventura meravigliosa. Bella e impossibile, parafrasando la canzone di Gianna Nannini. Marco Lombardi, ultramaratoneta livornese di 34 anni, ce l’ha fatta. Ha vinto la sua prima 100 chilometri. E che 100 chilometri, la più dura d’Italia e forse d’Europa con la scalata del Monte Grappa (1.775 metri), 60 chilometri di salite con pendenze al 20% e 3000 metri di dislivello. Tra caldo, gelo, pioggia e grandine. Tutto di corsa e a tempo di record. Insomma, la gara di Asolo, in provincia di Treviso, forse ha consacrato un nuovo top runner il cui sogno ora è quello di indossare la maglia azzurra.

Lombardi è stato bravo perché, oltre a fare centro, ha battuto alcuni dei più quotati specialisti tra i quali il forte croato Robert Radoyovick, ritiratosi intorno al 30º chilometro, il veneto Loris Fanton, 8º assoluto alla recente Pistoia-Abetone e secondo ad Asolo a 18’, il romagnolo Stefano Ciotti, sempre tra i primi nel Passatore, l’azzurro Gastone Barichello e soprattutto la leggenda vivente Ivan Cudin, il friulano che per ben due volte è riuscito a portare a casa la "Spartathlon", la gara più dura al mondo in assoluto, 243 km sui monti greci, da Atene a Sparta, con temperature che sfiorano i 40º e pendenze allucinanti. Ebbene Cudin, per tutti il grande favorito della 100 km di Asolo, si è dovuto accontentare del terzo posto, a oltre mezz’ora da Lombardi.

«Sono felicissimo - commenta il livornese che è psicologo, fa l’educatore ed è padre di tre figli -. È stata dura ma ho vissuto un’esperienza meravigliosa. I ricordi si rincorrono. Primo al gran premio della montagna, dopo 50 km, poi l’attraversamento dell’"Ossario del Monte Grappa" dove riposano i resti di migliaia di eroi della prima guerra mondiale. Correre dentro questo cimitero è stata un'emozione indescrivibile e anche un po’ inquietante. Sì, perché mentre salivo e scendevo gli interminabili scalini che conducevano alla cima del mausoleo ero circondato da monumenti, nomi, tombe e da una nebbia fittissima, uno scenario un po’ macabro e inquietante da un lato, ma affascinante e spettacolare dall'altro».

Dalla cima, a quota 1.775 metri sul livello del mare, inizia l’interminabile discesa. Quasi 25 km lacera muscoli, resi ancora più duri dalla pioggia. «Un diluvio - precisa Lombardi - ma per me è stato il toccasana. L’acqua riequilibra la mia temperatura corporea e mio padre Gino, che mi segue in auto, mi urla: “vai è la tua gara, il tuo clima ideale”. In effetti è stato così anche se dentro di me avevo sempre la paura che un Cudin o un Fanton mi bussassero alle spalle da un momento all’altro».

Ma fortunatamente o meritatamente tutto ciò non è avvenuto. Lombardi, nella parte conclusiva della gara, una trentina di chilometri, si “beve” le ultime tre salite: Cassanego, Crespano ed Asolo. Quindi attraversa il centro storico e dopo 8 ore, 32 minuti e spiccioli taglia il traguardo. Era partito alle 14, in pieno giorno, arriva in serata inoltrata, alle 22 e 32. Ha fatto 62 km da solo. Ha piegato Fanton e Cudin, due mostri sacri dell’ultramaratona, ha abbassato il record della corsa di 39 minuti, detenuto nella passata edizione dall’azzurro Borlenghi.

«Dediche? A chi ha creduto in me - conclude Lombardi -. Al mio allenatore Marco Milani, che mi riempie di saggi consigli, ai miei fisioterapisti che mi hanno rimesso in sesto dopo un brutto guaio muscolare, ai miei genitori, a mia moglie Sandy che mi sopporta e mi incoraggia. È in attesa del nostro quarto figlio. Dovevamo festeggiare con un’impresa...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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