Il presidio
Bechi, un coach patrimonio della Virtus
Basket: il livornese ha salvato Bologna. «E ora incontrerò Villalta per programmare la prossima stagione»
LIVORNO. Dalla finale scudetto nel campionato ucraino (in sella all’Azvomash), alla salvezza con la Virtus Bologna. Due obiettivi raggiunti in grande stile, e griffati Luca Bechi. Che non a caso si è guadagnato il rinnovo contrattuale anche per la prossima stagione. Siederà ancora sulla panchina delle “V nere” l’allenatore livornese, capace di ottenere tre vittorie pesantissime (su dieci uscite in panchina) contro Avellino, Reggio Emilia (rivelazione) e in trasferta a Brindisi valide per la salvezza aritmetica con 5 turni d’anticipo sulla tabella di marcia.
Tanto di cappello a Luca Bechi, dunque. Eppure a Claudio Sabatini e al general manager Faraoni, che lo hanno scelto con l’unico intento di proteggere una categoria che la città di Bologna merita, forse, più di qualsiasi altro campanile cestistico italiano. Nel frattempo (lunedì 6 maggio) è arrivata la tanto attesa investitura di Renato Villalta in qualità di nuovo presidente: l'ex bandiera bianconera ha infatti accettato la proposta della Fondazione Virtus, proprietaria del club, al termine di una lunga riflessione: «Per adesso ci siamo sentiti per telefono – ha commentato l’ex head-coach di Bielle e Brindisi – ma conto nei prossimi giorni d’incontrarlo di persona; si è detto comunque soddisfatto del lavoro svolto nell’ultima parte di regular season e appena sarà annunciato il general manager inizieremo subito a gettare basi per il 2013/2014».
Luca, com’è stato tornare in Italia dopo l’esperienza maturata in Ucraina?
«Bella sensazione, davvero. Rispetto a qualche anno fa il livello tecnico si è un po’ abbassato, ma l’agonismo è rimasto intatto; di conseguenza per vincere le partite occorre tenere alta la concentrazione per 40 minuti ed evitare di subire parziali importanti».
Tre sorrisi in 10 partite, e salvezza in tasca con una delle squadre più giovani delle lega. Soddisfatto?
«Direi di sì, anche perché i ragazzi venivano da un filotto di 1/10; inoltre il cammino è stato falcidiato dagli infortuni e mai (dico mai) ho potuto contare su tutti gli americani, oppure sul roster completo. Detto questo, ci terrei a dividere il percorso in due blocchi: prima e a salvezza acquisita, visto che nell’ultimo mese, d’accordo con la società, si è deciso di dare ancor più spazio ai giovani».
Che periodo stava attraversando la squadra quando sei arrivato a Bologna?
«Non bellissimo, ma tutti (nessuno escluso) hanno saputo reagire alla grande».
Blitz a Brindisi, per Luca Bechi un contesto del tutto speciale: che tipo di accoglienza ti ha riservato il PalaPentassuglia?
«Caloroso, inaspettato. Da parte di un popolo che di basket ne ha visto tanto e continuerà a vederne ad alto livello».
Qual è stato il giocatore decisivo per la salvezza della Virtus?
«Senza dubbio Jacob Pullen; lo conoscevo già dai tempi di Biella e con Massimo Faraoni abbiamo reputato fosse l’uomo giusto per mettere al sicuro la permanenza in Serie A, in buona compagnia naturalmente dei vari Poeta, Gigli e di una batteria di giovani che tra qualche settimana punterà alla scudetto Under 19».
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