Lesione al muscolo ma Lombardi è 3º nell’ultramaratona
100 chilometri di corsa con un problema alla gamba destra a Seregno il livornese protagonista di un’altra impresa
LIVORNO. Cento chilometri di corsa sono già una faticaccia al solo pensiero. Farli con una gamba malmessa e giungere terzo diventa una grande impresa. L’ennesima realizzata da Marco Lombardi, l’ultramaratoneta 33enne livornese che è salito sul podio nella 100 chilometri di Seregno, gara internazionale nell’hinterland milanese. Lombardi, che già stava male alla vigilia, una volta tornato a Livorno dopo un’ecografia si è accorto di aver corso con una microlesione al quadricipite della gamba destra. Ma è lo stesso Lombardi a raccontare la sua avventura: «Durante il riscaldamento sentivo il fastidio al tibiale ed al quadricipite che si faceva sotto, dentro di me speravo con tutto il cuore che da un momento a un altro svanisse e invece non sapevo ciò che mi aspettava. Percorro i primi 10 km al ritmo che mi ero prefissato, 4'20''-4'25'' per poi passare a 4'30'', ed il dolore inizia a prevalere. Compio il primo giro (20 km) in un’ora e 26’. Il dolore inizia ad essere più forte, la coscia mi si contrae sempre di più, soprattutto nei tratti di salita e discesa, ed è proprio al 20º km che comincio a pensare seriamente al ritiro perché soffro come un cane, ma dico: "provo ad andare avanti di un chilometro e poi lascio”. E lo stesso pensiero prosegue anche dopo, ma stringo i denti e non mollo. Intorno al km 40 (fine del secondo giro) la decisione di ritirarmi è quasi imminente e mentre corro mi faccio passare al telefono dal mio accompagnatore mia moglie Sandy e le dico: "Posso ritirarmi?". Lei mi urla: "Ritirati, pensa alla tua salute". E io, come ogni marito modello..., vado avanti e dentro la mia mente faccio il solito discorso: "ora appena trovo un'ambulanza mi faccio portare al palazzetto". Ma non succede così».
Al 60º km ha l’ultimo pensiero all’abbandono poi scatta qualcosa: «Penso a un mio giovane amico che mi disse “non mollare, mai” e insisto. In classifica sono decimo, ma comincio a recuperare posizioni. All'80º sono 7º e nell'ultimo giro avviene quasi un miracolo. Vado avanti, tra mille sofferenze e al 95º la svolta della gara: supero nello stesso tratto il 4º ed il 3º e conduco gli ultimi cinque chilometri ad un ritmo molto sostenuto. Allo scoccare delle 7 ore 59 minuti e 39 secondi taglio il traguardo».
Terzo posto assoluto in una gara che l'anno passato assegnava il titolo mondiale di specialità 100 km, che consacrava agli onori della storia Giorgio Calcaterra e proprio in terza posizione c'era un tale di nome Alberico Di Cecco. E di questo va orgoglioso Lombardi: «Sono entrato nella storia, in una gara a caratura internazionale dove erano presenti molti altleti della nazionale italiana di ultramaratona ed altri di spicco anche stranieri. Per citarne alcuni Pietro Colnaghi, che si è ritirato al 65º km, Marco Bonfiglio (vincitore della “9 colli Running" la seconda gara più dura al mondo che si dirama tra gli appennini tosco-emiliani per 207 km e secondo in questa gara), Emiliano Zenucchi, ed il vincitore della gara, colui che mi battè per pochi metri nel famigerato campionato italiano di 6 ore, a Putignano, Francesco Milella che si sta confermando un campione».
Ma Lombardi aggiunge: «Ora ci sono anch'io. Probabilmente se non avevo questo grande inconveniente potevo valere almeno 20-30 minuti meno del tempo con cui ho concluso la gara. Ma va bene così».
La strada da percorrere resta lunga, un po’ come in una cento chilometri, ma l'arrivo è vicino. E ora sotto con il Passatore.
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