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Castiglioncello ancora senza casa

Castiglioncello ancora senza casa

Da più di un anno gli azzurri (ieri vittoriosi per 3-0) sono costretti ad “emigrare” ogni domenica

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Su quel campo sportivo, il “Pineta” di Castiglioncello (dal 2009 intitolato all’ex capitano Francesco Bellagotti morto a soli 32 anni per un incidente sul lavoro), negli anni d’oro del cinema hanno giocato anche Vittorio Gassman e Umberto Orsini.

Su quel glorioso campo, che d’estate si trasforma in un parcheggio a pagamento foraggiando buona parte della stagione sportiva della società fondata nel lontano 1919, il Castiglioncello non gioca più dai primi di gennaio del 2012. E molto probabilmente non lo farà mai più. Problemi a spogliatoi e servizi igienici che richiedono quasi 400mila euro di intervento per sanarli.

Tanto è: da una stagione e mezza il Castiglioncello deve giocare, senza alcuna certezza sul suo futuro, perennemente in trasferta. Ieri, nella sfida decisiva per non retrocedere contro il Guardistallo Montescudaio, escludendo dirigenti, genitori e fidanzate varie erano 8 gli sportivi in “trasferta” da Castiglioncello al Lillatro di Solvay.

Gli azzurri hanno vinto con un rotondo 3-0 (reti di Pizzorno, Cuccu e Di Rosa), chiudendo una serie negativa durata ben 8 giornate.

Un sorriso ma solo momentaneo. «Senza un suo campo sportivo la nostra società non ha un futuro – spiega Pier Luigi Deri, storico dirigente degli azzurri – con Rosignano non ci potrà essere fusione, per ora tiriamo avanti ma rischiamo di sparire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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