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«Allora me ne vado»: non è che Conte diceva sul serio?

«Allora me ne vado»: non è che Conte diceva sul serio?

Polemica esagerata per l’esultanza del tecnico a Bologna, ma esagerata anche la sua reazione. Ed è subito caso

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TORINO. La Juve non se la gode, perlomeno non come pensava e voleva. Perché dopo la prova di forza contro il Bologna si succedono in rapida sequenza tre cose negative che guastano un po’ la festa.

La più grave è ovviamente la grande paura per Martin Caceres. Al ritorno dalla trasferta in Emilia il difensore è stato coinvolto in un serio incidente stradale nel centro di Torino (un violento frontale a un semaforo lampeggiante alle 3 di notte, l’altra macchina non ha rispettato la precedenza) che gli ha procurato una ferita alla testa con lieve trauma cranico, un taglio profondo allo zigomo e forti contusioni: adesso è ricoverato nella clinica Fornaca e le sue condizioni non destano preoccupazione, ma dovrà stare fuori per almeno 15-20 giorni. Molto meno seria, invece, la vittoria contemporanea di tutte le immediate inseguitrici: comunque il vantaggio della Juventus è di nuovo tornato a una cifra e a Vinovo si sperava in qualcosa di meglio.

Ma è il terzo fatto quello che rischia di turbare di più, in prospettiva, l’ambiente bianconero. Sabato sera a Bologna è infatti scoppiato un altro caso Conte, dopo l’esultanza un po’ scomposta dell’allenatore sul terreno del “Dall’Ara” a fine partita, stigmatizzata dal tecnico del Bologna Pioli e accolta con fischi e insulti dalla tribuna rossoblù. Discussioni e polemiche sono proseguite anche ieri e sono parse obbiettivamente esagerate, perché Conte si è limitato a sbracciare e urlare sotto il settore occupato dai quasi 10mila tifosi juventini, senza rivolgere nessun gesto irriguardoso all’indirizzo degli avversari.

Oltre a questo, però, quello che ha più colpito è stata la reazione dello stesso Antonio Conte alle osservazioni rivoltegli dai cronisti in sala stampa nel dopo-partita. «Io ho solo esultato e gioito con i tifosi juventini. So che dà fastidio a tanti quando vinciamo, ma non c’e stata alcuna mancanza di rispetto», ha detto Conte mostrando subito un’evidente stizza, e il peggio è arrivato dopo. «Piuttosto - ha incalzato - parliamo delle cose serie. Di gente che accoglie il nostro pullman con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che insulta e bestemmia. E’ successo anche oggi in una città civile come Bologna, io sono esterrefatto, penso che sono questi che si devono vergognare sul serio, non io. E aggiungo che queste cose mi fanno pensare ad andar via dall’Italia. Pensare di non poter andare allo stadio o in giro con la moglie e una bambina... a Firenze e Roma non possiamo andare, neanche a Napoli, ora neppure a Bologna, allora è finita. Questo è uno sport, non una guerra. Meglio darci un taglio e andarsene».

Uno sfogo? Certo, e probabilmente calata la tensione tutto rapidamente rientrerà: anche perché incombe il mese decisivo. Resta però il fatto che fra inchieste (non ancora finite, per lui), tensioni e veleni il tecnico bianconero mostra - e ammette lui stesso - un livello molto alto di stress e insofferenza. Mettiamoci anche la ricca offerta ricevuta dal Chelsea e l’interesse di altri club, fra i quali il Real Madrid: Conte ha un altro anno di contratto, sia pure da ritoccare robustamente, ed è legatissimo alla Juve, ma secondo come finisce la stagione potrebbe davvero considerare l’idea di andarsene. E’ questo il dubbio che serpeggia a Vinovo, e da sabato sera un po’ di più.

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