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Rabbia da capitano: «Febbre a 39 e non vuole scendere...»
LIVORNO. Amore per la maglia, senso di appartenenza, responsabilità, esempio. Mischiate il tutto e avrete Andrea Luci. La pasta del capitano. Sabato dopo la fine della partita è stato visto in...
LIVORNO. Amore per la maglia, senso di appartenenza, responsabilità, esempio. Mischiate il tutto e avrete Andrea Luci. La pasta del capitano. Sabato dopo la fine della partita è stato visto in tribuna. Intabarrato fino all'inverosimile, un cappello di lana, nero come l'umore e calato fin quasi sugli occhi. Anzi. Sulle occhiaie. Già perché Andrea da qualche giorno era alle prese con l'influenza che lo ha debilitato: «Non riesco a farmi andare giù questa maledetta febbre - ha sibilato amaro - e anche ora sono sui trentanove».
Eppure il capitano, nonostante la temperatura, era lì al fianco dei suoi compagni. A soffrire come il primo dei tifosi. Per l'appunto, a dare l'esempio. A fine gara è sgattaiolato via, subito in macchina e poi a casa. A trangugiare il boccone amaro come le peggiori medicine.
Adesso si spera di recuperare per venerdì anche Gentsoglou e Bigazzi, mentre per Mazzoni si parla di uno stiramento per cui i tempi dovrebbero essere più lunghi. Saranno squalificati Schiattarella e Lambrughi, un rientro sicuro sarà quello di Gemiti.
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