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Di Francesco: sconfitta immeritata
«Puniti da tre tiri da trenta metri, ma è colpa anche dell’arbitraggio»
LIVORNO. Eusebio Di Francesco ha la faccia di quello al quale girano parecchio le scatole. Abbiamo la sensazione di sapere il perché. «La rabbia e il dispiacere sono forti- commenta il tecnico del Sassuolo - perché i ragazzi non meritavano di perdere. Per come è andata la partita, il risultato più giusto era il pareggio».
Analisi inquieta quella di Di Francesco e un po’ troppo di parte quando afferma che «il Livorno ha vinto con tre tiri da trenta metri». A parte che Siligardi era dentro l’area e Paulinho al limite, ma poi è davvero riduttivo chiudere la partita del Livorno in questi tre tiri. E Di Francesco lo sa bene.
«Non concordo con chi dice che abbiamo giocato solo 20’. Casomai è vero che potevamo sfruttare meglio le ripartenze, sia nel primo che nel secondo tempo. Non siamo stati cinici come magari è successo in altre occasioni». Mah, non è che il Sassuolo dopo il 2-0 abbia creato così tante occasioni...
«Nel secondo tempo - continua Di Francesco - il Livorno si è un po’ alzato, ha guadagnato dei metri, ma non ricordo una parata del nostro portiere. Ci sta che Siligardi segni quel gol perché è nelle sue corde, ma vorrei sapere quanti gol da 30 metri ha segnato Salviato nella sua carriera...». Poi punta l’indice anche sull’arbitro: «Certi episodi non mi sono piaciuti per niente. L’azione del terzo gol ad esempio è stata viziata da un fallo su Magnanelli. Qualcuno non è stato all’altezza della situazione». Se il riferimento è a Ciampi, prima di andare pari...
Alessandro Bernini
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