Italia
L’impiegata pratese mette a posto i fenomeni
Renata Bucchi da quasi vent’anni è tra i migliori arbitri di football americano
PRATO. Renata Bucchi, 54 anni, vive a Prato davanti a quella che era Pratilia. Una volta nel terrazzo di quell'edificio c'erano delle antenne e forse Renata nel 1986 ha sognato di andare in America perché, tifosa dei mitici San Francisco 49ers (persino i calciofili conoscono il Maradona della California anni Ottanta, Joe Montana, di chiare origine italiane), si innamorò della disciplina agonistica guardando le prime partite Nfl che venivano trasmesse in Italia da Canale 5 e il suo sogno si è avverato perché nel 1992 è stata scelta per una clinic all'Università del Michigan è ha potuto vivere l'emozione del football Americano >.
Tutto nasce da un corso per arbitri. «Fu dura ma non ero sola: sipresentarono altre tre ragazze, dopo una settimana eravamo distrutte e contente: superammo l'esame. Iniziai ad arbitrare e nel 1992 arrivò la settimana di clinic in America, ad Ann Arbor, alla Michigan University e la cosa mi arricchì non poco dal punto di vista dell'esperienza».
Ma sul più bello Renata, siamo nel 1997 ti sei fermata. «In quel momento avevo altre priorità». E il football sembrò finire definitivamente nel libro dei ricordi di questa donna impiegata presso l'azienda dell'acqua di Firenze-Prato-Pistoia. «Ma tre anni fa Andrea Catalfamo (attuale presidente del comitato italiano arbitri Fidaf) mi ha rintracciato, ero letteralmente sparita dalla circolazione. Lui ha saputo motivarmi e convincermi a riprendere. L'ho ascoltato ed eccomi qua: ora mi diverto più di prima perché sono più tranquilla e sento di non dover dimostrare nulla agli altri. Vivo tutto con grande serenità e consapevolezza». Renata ora insegna a Ilaria Conti (38 anni) quello che ha imparato. «Ho iniziato nel 2011 e grazie a Renata mi sto migliorando - spiega Ilaria Conti - lei è precisa e ogni settimana ci incontriamo per migliorare le regole. Per ora sono linejudge. Mi alleno da sola e cerco di dare il massimo. Potre arrivare ai Mondiali come ha fatto lei sarebbe bellissimo»>. Ma torniamo a Renata che dice: «Capita che qualcuno mi guardi strano quando dico che sono un arbitro di football ma ormai sento attorno a me apprezzamento e orgoglio - spiega Renata - in campo adesso tutti si sono accorti di quanto noi donne siamo preparate e professionali e i giocatori si comportano esattamente come con gli arbitri maschi; con i coach ci può essere qualche discussione ma devo dire che non hanno mai atteggiamenti ostili. Se ci sono stati pregiudizi, li abbiamo cancellati con i fatti. Tempo libero, poco. Oltre al lavoro bisogna prepararsi atleticamente e poi i fine settimana sono inevitabilmente dedicati alle gare. Ma per andare in meta, si sa, occorre grande sacrificio. Volere è potere - afferma con entusiasmo Renata - per me il football americano è uno stile di vita irrinunciabile, e anche se molti dicono che si tratta di uno sport solo per maschi io penso che una donna, se ha forza, convinzione e carattere, può trovare il suo spazio anche qui».
Il tuo sogno? « Il mio sogno - conclude Renata - è migliorare sempre, in fondo le mie soddisfazioni me le sono prese o forse dovrei dire, conquistate, perché una donna nel mondo delle sport deve sempre dimostrare qualcosa in più, no? Ora siamo venti arbitri donna sui 140 arbitri e sono sicuro che aumenteranno»
«Renata è molto brava e professionale - spiega Filippo Martelli dei Guelfi - noi abbiamo vinto due campionati italiani nel 2003 e nel 2005 oltre a numerose finali e il football americano italiano è veramente di alto livello e la massima serie inizierà a marzo 2013. la presenza di arbitri come Renata è un valore aggiunto».
Ma perché ami il football? «Perché è un gioco di sacrificio, rispetto, adrenalina, dolore, intelligenza, forza in cui collaborano persone con caratteristiche fisiche diverse ma tutte indispensabili per vincere una partita; un gioco che esalta lo spirito di squadra e porta a un'unione fraterna nei team - dice Renata - Un giocounico». La Bucchi gira l'Italia (e adesso anche l'Europa) senza scopo di lucro. La loro paga è un pieno di entusiasmo. Per avere superato un altro steccato: loro, piccole donne, tra i giganti del football. Ma Renata è stata anche Empire cioè arbitro dietro la linea di difesa e il pericolo è il suo mestiere».
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