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Dietro la Juve c’è l’Inter operaia

Dietro la Juve c’è l’Inter operaia

Un Napoli sprecone bocciato e sorpassato nello scontro diretto fra le inseguitrici

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MILANO. Lo scontro diretto fra le inseguitrici è stata una partita intensa e a tratti dura, tatticamente interessante. Non però una grande partita dal punto di vista dei valori tecnici, e questo è forse il motivo per cui l’ha vinta l’Inter, che delle due era quella sicuramente meno in condizione - fisica e psicologica - di dare spettacolo.

Ben sapendo questo, Stramaccioni ha rinunciato all’amato tridente rafforzando il centrocampo (al quale aveva dovuto sottrarre Cambiasso, schierato dietro) e in questo modo ha posto le giuste premesse per un successo all’antica, di sapore operaio e di grande importanza strategica. Nerazzurri in vantaggio subito su uno schema da corner e poi raccolti ringhiosamente dietro e pronti a ripartire in contropiede: tattica efficace, vincente e nella ripresa anche fortunata, perché alla fine il pareggio ci poteva anche stare. Diciamo che Strama ieri è riuscito a estrarre tutto il possibile dalla sua squadra in un momento critico, che poteva diventare la svolta in negativo della stagione.

Contrario esatto per il Napoli di Mazzarri, che quando ha davanti la prova della definitiva maturità la sbaglia sempre, per un motivo o per l’altro. Gli azzurri si sono presentati a Milano in condizione migliore, ma non l’hanno mai dimostrata in campo, soprattutto nel primo tempo. Tanto quanto l’Inter è stata pratica e cinica, quanto il Napoli sprecone e a tratti farfallone: simboli di questa mancanza di concretezza in una partita in cui ce ne voleva tanta, Hamsik e Inler che hanno completamente toppato la partita. Ma il tecnico livornese è stato tradito anche dagli esterni - Maggio e Zuniga sono lontanissimi dal loro standard passato - e da quasi tutta la squadra, con l’eccezione di Insigne, Cavani e di pochi altri.

Il protagonista della serata è stato il colombiano Guarin che ha segnato il primo gol su angolo di Cassano, spuntando da dietro come un falco, e sul secondo gol nerazzurro ha poi conquistato la palla e l’ha affidata a Milito che non ha fallito. L’Inter ha segnato subito - non buono anche l’approccio degli azzurri - e ha potuto giocare come voleva, avvalendosi di spazi larghi senza concederne agli azzurri che li prediligono. Il Napoli anche nel primo tempo ha avuto le occasioni - almeno due - per rimettere in parità il match ma le ha malamente fallite e ha finito col trovarsi sotto un pesante doppio passivo all’intervallo, difficile da recuperare: in pratica dopo il primo tempo la partita era già compromessa.

Nel secondo, dopo aver rischiato il tracollo definitivo - la squadra di Stramaccioni ha colpito un palo con Cassano - il Napoli ha preso campo davanti a un’Inter sempre più arroccata, che ha dovuto stringere i denti dopo il gol (viziato da un doppio errore arbitrale equamente diviso) di Cavani in una mischia quasi da oratorio. C’era il tempo per pareggiare, ma il confuso assalto azzurro pur producendo altre occasioni sporche malamente fallite da Pandev e Maggio, non ha portato al 2-2.

Conclusione amara per la Mazzarri-band, battuta, sorpassata e ridimensionata. Difficile per ora dar credito all’Inter come autentica anti-Juve, ma ieri sera i nerazzurri non hanno rubato niente.

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