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il tiro da tre è un tabù, e il Don Bosco scivola verso il basso
LIVORNO. A questo punto di tratta di una vera e propria maledizione. Un’astinenza da “tiro pesante” che da ormai tre settimane sta tartassando un Don Bosco scivolato al decimo posto in classifica,...
LIVORNO. A questo punto di tratta di una vera e propria maledizione. Un’astinenza da “tiro pesante” che da ormai tre settimane sta tartassando un Don Bosco scivolato al decimo posto in classifica, dopo un avvio da mille e una notte condito da 4 successi in sei uscite. Poi il buio totale, quattro passi falsi consecutivi, l’ultimo rimediato domenica sul parquet amico del Pala Macchia contro la quotata Enegan Affrico Firenze. Così, a far la differenza, è stata la percentuale nelle triple, ottima per la formazione gigliata (9/21, e 3/3 nel concitato finale) e decisamente traumatica per la squadra di Andrea Da Prato (1/12, ovvero l’8%). Numeri bassi, bassissimi, che di certo non fanno bene neppure al morale di un gruppo apparso un pizzico meno pimpante rispetto all’inizio della regular season. Ma è del tutto normale, nel basket (come in tutti gli altri sport) entusiasmo e vittorie sono fattori direttamente proporzionali. Di contro, però, c’è da dire che il Don Bosco ha dalla sua una grandissima fortuna, non meno importante di una formula che prevede la retrocessione di una sola società in Dnc in vista dell’ennesima riforma dei campionati. Fortuna di essere un roster giovane, composto da numerosi ragazzi vogliosi di emergere e a tal proposito impazienti di scrollarsi di dosso, nel più breve tempo possibile, un filotto negativo che comincia davvero a essere pesante. Basta ritrovare la fiducia nei propri mezzi, il sorriso e magari due punti per compiere finalmente un passettino avanti in classifica. Perché lo ripetiamo, nel basket entusiasmo e vittorie sono fattori direttamente proporzionali. Detto questo, sin dalla prossima trasferta in quel di Siena (sponda Costone) sarà fondamentale non farsi prendere dalla fretta, ma soprattutto dalla fobia di non fare canestro: Iardella, ad esempio, è in costante attesa di una prestazione degna dei suoi numeri, al pari di Passaglia e Niccolai. (a.m.)
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