«Spinelli, uno sforzo e siamo da serie A...»
Parlano cinque grandi ex. «Nicola determinante, un grande tecnico. Paulinho il giocatore-chiave»
LIVORNO. Il Livorno sfreccia come il Pendolino. Quello amaranto è un fenomeno da studiare. Per farlo abbiamo posto tre domande a cinque addetti ai lavori che conoscono bene l'ambiente perché vi hanno vissuto esperienze indimenticabili: Andrea Bagnoli, Christian Scalzo, Alessandro Doga, Corrado Colombo e il ds Francesco Ceravolo, uno degli artefici del ritorno in A del 2009. Tre quesiti. Primo: quali sono i meriti di Davide Nicola? Secondo: dove può arrivare il Livorno? Terzo: Chi sono i giocatori determinanti?
Andrea Bagnoli: «Nicola è un tecnico emergente e bravissimo. A prescindere dai risultati è da apprezzare per il lavoro che svolge durante la settimana. Non era facile ripartire dopo un'annata balorda come quella vissuta dal Livorno l'anno scorso e stare in cima alla classifica. Adesso deve continuare». La Volpe Rossa si concentra sull'obiettivo che questa squadra deve porsi: «All'inizio poteva essere la salvezza. Ma quando vai in campo e con la mentalità vincente vista nella prima mezz'ora a Novara nessun traguardo può essere precluso". E il giocatore? "Oltre a Paulinho faccio il nome di Emerson. La sua duttilità è determinante».
Christian Scalzo: «Nicola ha avuto il merito di imporsi parlando chiaro. E' entrato subito nel cuore della gente. E questo è un valore aggiunto. E' giovane. Ha tante idee. E sul piano tecnico-tattico è preparatissimo. L'obiettivo può essere la promozione se a gennaio Spinelli farà la sua parte. Bastano un paio di elementi: gente che ha fame e che corre. Due rinforzi per far rifiatare chi ha tirato la carretta e si lotta fino in fondo. Ricordate il famoso programma triennale del pres? Siamo al terzo anno e lui è sempre puntuale». Infine il giocatore decisivo: «Paulinho mi fa impazzire. E' l'El Shaarawy amaranto anche se rispetto al faraone ha un ruolo diverso. Ma attacca, difende, protegge la palla, fa salire la squadra e segna. E' completo».
Alessandro Doga. «Nicola è umile, entusiasta, lavoratore, pacato, volenteroso e perbene. E la squadra ha acquisito tutte queste caratteristiche. Riesce a spremere il massimo da tutti. Sul piano umano è eccezionale. Vive la città con la famiglia. Non capita tutti i giorni un allenatore così». Doga parla ancora di Nicola quando gli si chiede il nome di un giocatore: «Ancora lui, sì. E' molto equilibrato. Fa sentire tutti utili e nessuno indispensabile. Ognuno si sente parte del suo progetto. E lavora bene durante la settimana. E' coerente. Ciò che spiega in allenamento lo si vede in partita. E quanto accade così la squadra segue a occhi chiusi il suo tecnico. Inoltre lui ha avuto la pazienza di aspettare chi era fuori e che quando è stato chiamato in causa ha dato di tutto e di più. Non racconta favole, Davide". L'obiettivo secondo Doga? "La squadra gioca con estrema serenità. Se mantiene questo atteggiamento possiamo fare il salto».
Corrado Colombo. «I meriti di Nicola? Enormi. Con la stessa squadra dell'anno scorso è in cima. Il Livorno non è più una sorpresa. E' una realtà". Intelligente la scelta del giocatore-chiave: "Schiattarella. Tatticamente è fenomenale e quest'anno non ha sbagliato nulla. Eppure ha sofferto in passata. Significa che si è sempre allenato bene e che è un professionista serio". Infine dove possiamo arrivare: "Rispondo alla livornese: se Spinelli si fruga (senza minare gli equilibri del gruppo) questa squadra può andare in A".
Francesco Ceravolo. «Ho avuto Nicola quando giocava a Spezia. E' un predestinato. Un uomo come pochi. Un allenatore dal futuro assicurato. Siamo quasi a Natale e il Livorno è lassù. Grande merito a questo giovane tecnico». Giocatori simbolo? «Paulinho, al quale feci rinnovare il contratto per cinque anni». (f.p.)
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