Il presidio
Qualche veleno, un paese diviso e... otto gol
Massa Marittima si è spaccata in due squadre Cori contro il presidente. E il nuovo club dilaga
MATTEO BACCELLINI. Quattro anni fa, quassù sul Poggio, come lo chiamano i massetani, nessuno avrebbe immaginato di assistere a un derby cittadino. Guelfi contro Ghibellini, visto quello che è accaduto. Eppure c'è chi lo vuole più romantico. «Oggi c'è Lazio-Roma e anche noi, con tutto il rispetto, ci difendiamo». Lo dice un vecchietto che ha appena pagato i 5 euro per il biglietto. Ha ragione, anche qui c'è un piccolo Lazio-Roma. Solo che ufficialmente è Agd Massa Marittima-Ssd Massetana, Terza Categoria. Ovvero Associazione Giovanile Dilettantistica contro Società Sportiva Dilettantistica. Sugli spalti dello stadio Elmi, ci sono almeno 150 persone. «Un record, visto che al massimo di solito se ne vedono 30», spiega il presidente Franchellucci.
I favoriti sono i padroni di casa, i probabili sconfitti gli ospiti: in sei partite il loro ruolino parla di appena due gol fatti e 35 subìti. E soprattutto hanno alcuni anni difficili alle spalle. La Massetana, chi mastica un po' di calcio minore, se la ricorderà protagonista in Eccellenza (una volta fece anche un'amichevole con il Milan del presidente Farina, quello prima del cavalier Berlusconi). Nel 2008 la vecchia gestione fu costretta a lasciare le redini. La società, retrocessa in Promozione, la prese l'attuale presidente Stefano Bolici: piena di debiti, uno dei quali con l'Acquedotto del Fiora per l'irrigazione del campo sportivo. Un debito che è arrivato addirittura a 137mila euro (con tanto di pignoramenti).
Bolici, un personaggio singolare, «faccio tutto da me», a Massa siete «tutti ratti da fogna» (lui che è grossetano), non è riuscito ad evitare tre retrocessioni consecutive. Dalla Promozione in Prima Categoria, è diventato anche l'allenatore in Seconda e ora in Terza. L’anno scorso ha fatto anche il portiere qualche volta, con risultati non proprio clamorosi. Oggi, no è seduto in panchina da allenatore-presidente: accanto a lui ha solo un giocatore in panchina, il numero 13. Gli altri? Non ci sono.
È ultima, la vecchia Massetana, anche in Terza. Con una formazione da inventare ogni settimana, con un russo, un albanese, molti volenterosi italiani. Niente Zoff, Bergomi, Cabrini... la filastrocca qui non funziona. Ogni volta bisogna ricominciare da capo.
Il volto nuovo, l’anello che mancava per arrivare al derby, ha visto la luce nell'estate del 2011: è l'Agd Massa Marittima. «Non è una costola della Massetana ultra centenaria (nata nel 1908). È proprio figlia di una scissione», dice il segretario prima del fischio d’inizio. E qui occorre fare un passo indietro. È il vulcanico Bolici, si dice a Massa, a volere lo strappo: prima con il Comune, con il quale è in causa, poi con la città. Nel marzo del 2011 tutti gli si rivoltano contro. Sul sito della “sua” Massetana pubblica una lettera in cui attacca la comunità, definendo «sciacalli» alcuni soggetti imprecisati che considera responsabili di un ricorso. Insulti che la città non perdonerà. Così, nell’agosto successivo, i genitori iniziano a iscrivere i propri figli ad un’altra società calcistica, sollevata dal moto di rabbia popolare e dalla voglia di aria fresca. Ecco la “Nuova Massetana”.
Primo anno, 90 ragazzi iscritti (siamo già 180 adesso), dagli Juniores ai Primi Calci. Ma questa società non aveva il campo: così, a settembre 2011, scatta la protesta. Tecnici e genitori della nuova società organizzano gli allenamenti, con tanto di palloni e pettorine, davanti al Duomo di San Cerbone. La giunta Bai prima affida loro il campo di Valpiana per gli allenamenti, poi a ottobre fa arrivare una diffida al presidente-tecnico per il ritiro dallo stadio Elmi. Due i motivi: il debito con il Fiora e il fatto che la Massetana non aveva più un settore giovanile. La convenzione per la gestione dello stadio Elmi si basava infatti sul ruolo costruttivo dello sport nei ragazzi. Perso tutto il vivaio, in tre anni, Bolici perde anche il campo.
Lui ovviamente non ci sta e scrive addirittura al presidente Napolitano. «Mi mandano via», dice disperato. Ma nel corso del 2012 viene sfrattato dallo stadio, dove invece subentra la nuova società. E ieri si sono trovate di fronte per la prima volta, biancoblù contro blu-amaranto, massetani contro massetani. «Sarà una goleada», prevede qualcuno che ha guardato bene la classifica. Qualcuno che vede lontano, se è vero che dopo due minuti inizia la girandola. Una traversa di testa, poi un'azione pericolosa. E al 5' il primo gol su punizione. Colpa della barriera piazzata male? Chissà.
Iniziano gli sfottò verso il presidente-allenatore Bolici. Tutti cercano lui con lo sguardo, è davanti alla panchina. «E uno». E dopo due minuti ne arriva un altro, su un perfetto triangolo. Al 20' i padroni di casa avrebbero l'occasione per il tris ma il portiere alza sopra la traversa. Qualcuno dagli spalti ricorda i precedenti a Bolici. «Riportaci gli arredi». Risate.
Il clima di sfottò poteva essere ancora più pesante. Volevano appendere uno striscione “Perdere è umano, perseverare è dia...Bolici”, poi ci hanno ripensato. Del resto non ha più tifosi massetani, il vecchio presidente: gli è rimasto il nome della società, la gloriosa Ssd Massetana Calcio, ma poco altro. Le partite interne è costretto a giocarle salendo verso l'Amiata, a Civitella Paganico. E andandosene ha portato via la lavatrice e l'asciugatrice dalle stanze della società. «Ma quelle le aveva pagate lui», dice un ben informato nell’intervallo (siamo già 3-0). Quello che non è andato giù è il trattorino per tagliare l'erba. «Sparito, non l’abbiamo più trovato e ci siamo rimasti male. Ma l’abbiamo ricomprato». Ci sarebbe da ridere se non fosse che per queste società di Terza sono spese serie.
Nell'intervallo nessuno pensa più al risultato. C'è chi si diverte a inneggiare a Bolici: un gruppetto di giovani della vecchia Massetana tifa per gli sconfitti e fa arrabbiare tutti gli altri massetani. Vola qualche offesa, ma poco più. «Mi fa male solo che abbiano portato qui lo striscione con la scritta 1908, anno della fondazione», tuona il presidente Franchellucci. È lo smacco che non sopporta. Poi inizia il secondo tempo, il tiro al bersaglio. Si perde il conto del punteggio, quattro, cinque, sei. «Ma siamo 7 o 8 a zero?». Rapido controllo al pallottoliere: allora c'è stato quel tiro, no, prima la punizione... Si giusto, sono 8.
Si accendono anche le luci dello stadio. Non siamo a San Siro, ma pazienza. Un pezzetto di storia cittadina è stata scritta sul campo Elmi. E per il primo derby di Massa va bene così.
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