Eroe per una notte A 20 anni Ceccherini sta vivendo un sogno
Vive alla Scopaia, famiglia unita e un diploma da prendere «Che risveglio pazzesco... Un grazie speciale va a Salviato»
LIVORNO. Sono le 22 e 21 di venerdì. Il Livorno attacca senza soluzione di continuità con il Cesena. Ma il risultato non vuole saperne di sbloccarsi. Alla bandierina va Luca Belingheri, il centrocampista di Lovere che non si spettina mai. Parte il cross. È sul primo palo. E sul pallone, tagliato alla perfezione, si avventa Federico Ceccherini, 20 anni , di sangue amaranto che scorre nelle vene. Il bimbo è in campo da 60”. È fresco ed anticipa tutti. La capocciata è perentoria. Da attaccante vero. Straordinario per lui che è un difensore. Belardi è battuto. Lui non sa neanche come e dove esultare. Aveva messo tutto in conto, ma forse, il gol proprio no. È una piacevole sorpresa che lo coglie impreparato. In un attimo Federico ha coronato il sogno di una vita di tutti i livornesi: un gol decisivo sotto la nord e con la maglia del Livorno.
Faccia pulita. Federico Ceccherini è il classico ragazzo livornese. Non ha grilli per la testa e divide la sua giornata tra il calcio, la fidanzata e gli amici di sempre, quelli a cui venerdì ha dedicato la sua gioia più grande da quanto gioca a pallone. Con loro esce ancora per andare a mangiare una pizza o andare al cinema. Non ha vizi, il Cecche. E' un calciatore professionista, ma ha mantenuto l'umiltà di quando andava scuola. Non fa il fenomeno. Abita alla Scopaia con mamma Patrizia e babbo Franco. Sono entrambi in pensione e non si perdono una partita del loro “piccolo” di casa. Già: perché Federico ha pure una sorella, Chiara, di quattro anni più grande di lui. Alla Scopaia in questo weekend è stata festa grande.
Il pallone nel sangue. La curiosità sta nel cognome della mamma: Dell'Agnello. Omonima di Simone, l'attaccante del Livorno. I due sono lontani parenti e hanno iniziato a giocare a calcio insieme nel Sorgenti Labrone. Quella era una supersquadra. Se è vero che la spina dorsale è composta dal portiere, da centrale di difesa e da una punta, quel gruppo era imbattibile visto che in porta c'era Bardi, dietro il Cecche e davanti Dell'Agnello. Generazione di fenomeni e di predestinati. Non dimentica quegli anni nel Sorgenti, Federico e a caldo, venerdì sera, ha avuto parole di ringraziamento per il suo allenatore di quei tempi: Nencini. A undici anni l'approdo al Livorno dove ha svolto tutto il cursus honorum del settore giovanile fino al debutto in B e al gol segnato l'altra sera.
La svolta. La scorsa estate il ragazzo della Scopaia ha capito che poteva giocarsi la chance di diventare calciatore. La stagione trascorsa alla Pistoiese è stato un bel tirocinio; il ritiro con la prima squadra del Livorno un'occasione da cogliere al volo anche grazie a un tecnico emergente come Nicola. Tanto duro lavoro quotidiano. Serietà ed applicazione e il fiore amaranto è sbocciato in questa fine ottobre, tra l'altro in un ruolo non suo. Ceccherini infatti nasce centrale di difesa, ma viene utilizzato da terzino destro. Di fatto è diventato l'alternativa a Salviato. Ma con il patavino nessuna rivalità. Anzi: «Ringrazio Simone - ha detto a caldo - perché mi dà sempre consigli preziosi su come interpretare ruolo e posizione».
Di nuovo sui libri. Senti parlare Ceccherini e, al di là della comprensibile emozione di trovarsi davanti lo stuolo di giornalisti, capisci subito che sa usare i congiuntivi. E' segno che ha studiato anche se si è fermato alla quarta classe dell'Iti. «Ma prometto di arrivare al diploma. Non esiste che non lo prenda. Sono quasi in fondo. Voglio assolutamente concludere quel ciclo di studi».
Bimbo tatuato. Sorride Ceccherini quando gli viene chiesta qualche delucidazione sui tatuaggi che esibisce. Fanno un po' a pugni con il suo visto da bravi bimbo, quei disegni un po' truci: «Ne ho sette. Il motivo? Mi è sempre piaciuta l'idea dei tatuaggi. Penso che continuerò».
Ha pure un punto interrogativo inciso su un dito. Chissà. Forse dopo il gol al Cesena è il caso di tatuare anche un esclamativo!
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