Il Tirreno

Livorno

A Barcellona, a studiare da... campioni

di Riccardo Ferretti
A Barcellona, a studiare da... campioni

I fratelli livornesi Irene e Giacomo Adoncecchi hanno scelto una strada alternativa per costruire il loro futuro

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LIVORNO. Clicchi su www.sanchez-casal.com ed entri virtualmente dentro la scuola tennis più famosa in Europa, seconda al mondo solo a quella in Florida di Nick Bollettieri. Come recita il sito, la missione dell'accademia è quella di "creare opportunità nel tennis, nella formazione e nella vita". Circa centocinquanta i ragazzi che ne fanno parte, provenienti da trenta paesi diversi, soltanto otto gli italiani, di cui due sono livornesi. I fratelli Irene e Giacomo Adoncecchi hanno scelto Barcellona come base dei loro allenamenti per provare ad esprimere il loro potenziale, ma anche per poter vivere una fantastica esperienza sinceramente "non alla portata di tutti".

Giacomo, quindici anni, è al suo terzo anno, mentre Irene è ritornata nella scuola catalana, dopo averla frequentata due anni fa e, dopo pochi mesi, abbandonata per "nostalgia canaglia". Con tanto entusiasmo e voglia di ricominciare. I due fratelli frequentano la ES International School, una scuola americana accreditata, dove le assenze sono anche ammesse per motivi sportivi oltre che per malattia. Per Irene questo è l'ultimo anno e a giugno si diplomerà. Col diploma possono andare in America a fare l'università, che, per tutti i livelli, sono organizzate con il tennis.

Il tennis, alla Sanchez-Casal, viene al primo posto, come è scritto d'altra parte nel messaggio di apertura; chi va lì prova ad inseguire il sogno di diventare un campione, chi non ci riesce, e saranno i più, sicuramente parte ragazzo e torna adulto. Nel libro degli ospiti figurano Nadal e la Schiavone, in quello dei soci onorari spiccano i nomi di Murray, Navratilova e Pennetta.

Irene è nata il 26 marzo 1996 e Giacomo il 6 aprile 1997. Piccolini ma già grandi. Entrambi giocano a tennis da quando hanno 4-5 anni. Hanno fatto questa scelta «perché il tennis è sempre stata la nostra passione, e abbiamo sempre voluto fare il massimo per coronare il nostro sogno: diventare un giocatore professionista». In Italia, prosegue Irene, «lo sport, a livello scolastico, non è curato:contano solo la matematica e l'italiano. Inoltre nei circoli non ci sentivamo seguiti abbastanza, non certo per colpa dei maestri, mentre qui ognuno di noi ha un allenatore di tennis "tutor", un preparatore atletico "tutor", uno psicologo e un professore "tutor" nella scuola».

Irene e Giacomo ci raccontano la loro giornata tipo: si svegliano verso le 7, e alle 7.45 sono in campo, fino alle 11.Quindi doccia e verso le 11.30 pranzo; a mezzogiorno e dieci scuola, fino alle 17.20. Alle 17.35 un'ora di ginnastica, prima della cena delle 20...A seguire la "lezione per casa" e finalmente il meritato riposo. Entrambi sono soli in camera, Irene vive nella residenza e Giacomo nel bungalow. Di tempo libero hanno solo il sabato pomeriggio e la domenica, e di solito «studiamo e andiamo a Barcellona centro finalmente a mangiarci una pizza e a bere una bella coca cola, cosa vietata dal lunedì al venerdì, e a visitare praticamente tutti i musei».

Irene è andata a vedere il Barcellona calcio due anni fa che giocava la Champions. Jack, racconta la sorella ridendo, ha visto solo lo stadio ma non ha visto una partita dal vivo. In Spagna si giocano tornei nazionali (che possono assomigliare agli open in Italia), ITF e futures. La scuola tennis è diversa: guardano meno la tecnica e si concentrano sulla resistenza, sia fisica che mentale. «Ti insegnano soprattutto come si gestisce una partita e quali sono le scelte giuste da fare in campo. Stando qui si impara a crescere e ad essere responsabili e si capisce che i problemi che ci sembravano grandi a casa, qui non sono niente. Si impara a soffrire per le cose che si desiderano, e questo penso sia l'insegnamento più importante. E a stare lontano da tutto e da tutti, soprattutto dalle nostre abitudini: proprio queste ultime sono quelle che ci mancano di più, dormire nel nostro letto, mangiare con la famiglia, divertirsi con gli amici quotidianamente. Non siamo fidanzati, anche se qualche persona più speciale in Italia c'è per entrambi». Giacomo a tal proposito ci chiede se può salutare l'amica Benedetta.

Durante la settimana il cibo varia: rigorosamente da atleti mangiano pasta, carne, pollo, pesce, insalata e frutta. La chiusura è per Mino: «Sia io che Irene consiglieremo questa esperienza a tutti i nostri amici, perchè è fantastica la sensazione di guardarsi indietro e vedere il cammino fatto, con sudore e determinazione».

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