Italia
Quando il calcio è sport per uomini Tosti
Aroldo e i suoi 50 anni col pallone: da calciatore a arbitro, da allenatore a giudice e presidente Figc
«Prima si giocava a pallone perché era un modo per stare insieme. Si mettevano due sassi per strada per segnare la porta ed era fatta», dice Aroldo Tosti rievocando il suo primo approccio con il mondo del calcio. Ma il suo non è uno dei tanti ricordi folcloristici su un tempo che non c'è più, perché quel mondo Aroldo lo ha vissuto dall'interno per oltre cinquant'anni, facendo tutto quello che era possibile fare: il calciatore, l'allenatore, l'arbitro, il dirigente, l'osservatore, il giudice sportivo, il commissario di campo, il presidente di Federazione. «Tutto meno che il procuratore. Quello non l'ho voluto fare mai. Percepisce un compenso se piazza un giocatore e non sempre fa l’interesse del ragazzo. Certo: anche le società hanno le loro responsabilità. Abbiamo ragazzi che iniziano a giocare sempre più presto, subiscono le aspettative dei genitori e a 15 anni magari hanno già macinato migliaia di chilometri per allenarsi in un'altra città. Arrivano a 15 anni cotti e a quel punto gli si propone andare a giocare in Piemonte o in Puglia. No, il procuratore mai. Anche se naturalmente ce ne sono di bravi e corretti».
E di calcio giovanile Aroldo se ne intende, tanto che da qualche tempo il Livorno Calcio lo ha chiamato a potenziare il suo Ufficio Tesseramento, affiancandolo allo storico pilastro Emilio Guidetti. La sua storia del resto arriva da lontano. Comincia in quei primi anni sessanta quando faceva il mediano nelle giovanili del Livorno della Folgore, fino ad approdare nelle prime squadre di l'Aglianese e Poggibonsi: «Appena smisi di giocare, Paolo Bergamo mi propose di fare l'arbitro. E' stata la richiesta più bella che mi sia stata fatta nei miei anni di calcio. Fu un bel periodo, arrivai fino alla serie C, poi mollai».
Ma da lì in poi gli impegni di Aroldo nel calcio non si sono certo diradati: prima Commissario per la Sezione AIA di Livorno, poi Giudice Sportivo per la Figc, quindi, a metà anni ottanta, presidente del comitato locale della Federazione; ma prima di ciò anche dirigente nel Labrone e persino potenziale allenatore, ruolo mai esercitato, nonostante il tesserino conseguito, per mancanza di tempo: "A un certo punto decisi che il ruolo di Presidente della Figc non faceva per me. I rapporti con le società erano spesso tesi, i presidenti non di rado si lasciavano andare a critiche gratuite. Fu una delusione, come fu una delusione a segnare la fine del progetto Rosignano Labrone, in cui molto avevo creduto. Portammo a Rosignano il nostro settore, ricordo ancora le corse per andare fin laggiù appena finito uscito dal lavoro. Che amarezza quando, dopo tanti sforzi, il Comune di Rosignano Marittimo decise di intraprendere un'altra strada».
A seguire Aroldo ha fatto l'osservatore per la Lucchese, quindi è tornato a Labrone, ha attraversato il periodo delle fusioni che prima ha portato al Sorgenti Labrone e poi alla Pro Livorno Sorgenti, con la definitiva scomparsa dello storico nome cui era legato. Oggi, a 65 anni, Aroldo è pronto un'altra volta a ricominciare: «La chiamata del Livorno mi ha dato grande soddisfazione. Ho pensato: forse allora qualcosa di buono l'ho fatto. Ho potuto vedere il grande investimento che la società sta facendo sui giovani. E spero di poter contribuire a far sì che il settore giovanile amaranto diventi per la nostra regione un punto di riferimento come e più di quelli di Empoli e Fiorentina».
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