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Il difensore. Mi sento al top della carriera
LIVORNO. Un metro e ottantasette di difensore centrale. Verrebbe quasi da dire un…perticone. Ramos Borges Emerson parla un italiano perfetto, quasi senza contaminazioni portoghesi. E' felice come una...
LIVORNO. Un metro e ottantasette di difensore centrale. Verrebbe quasi da dire un…perticone. Ramos Borges Emerson parla un italiano perfetto, quasi senza contaminazioni portoghesi. E' felice come una pasqua e risponde volentieri anche alle domande più spinose.
L'anno scorso eri titolare fisso a Reggio Calabria. Eppure sei stato ceduto. Perché?
«È cambiato allenatore. Adesso Dionigi, d'accordo con la società, punta sui giovani fatti in casa e provenienti in prestito dalla Serie A. Rispetto le loro scelte, ma ho ritenuto opportuno cambiare aria».
Sei stato solo un anno a Reggio eppure lì hai lasciato un segno profondo tra i tifosi. Come te lo spieghi?
«Credo che abbiamo apprezzato il mio impegno. Ho la cultura del lavoro. Sono uno che suda per la maglia. A Livorno, come a Lumezzane. La gente capisce quando uno dà il 200% per la loro squadra e si affeziona a questo tipo di giocatore».
Nel tuo curriculum ci sono numerose stagioni trascorse nei dilettanti..
«Sì. Quando ero in Brasile giocavo in serie B. Poi arrivò la voce dell'interessamento di alcuni club italiani e ne fui così felice che non pensai troppo alla categoria. Mi avevano assicurato almeno la C, ma mi ritrovai in D. Poi ho scalato i campionati sul campo. Non rinnego nulla. Il bagaglio d'esperienza acquisito in quegli anni mi ha fatto crescere e mi ha portato fino a qui. E non è finita. Ho 32 anni e credo di avere ancora qualche stagione di buon livello davanti».
Quella con il Livorno è stata una trattativa travagliata..
«Più che faticosa, la definirei lunga, ma nel calcio funziona così. L'anno scorso la trattativa con la Reggina durò un solo giorno. Ero seguito da alcune squadre per cui i tempi si sono dilatati. Il Livorno, però, è stato più convincente delle altre».
Hai pure il vizio del gol...
«Sì, la mia specialità sono i calci da fermo. Nella mia carriera ho ricoperto tutti i ruoli e quella è l'eredità di quando giocavo più avanti».
Conosci bene Nicola.
«È stato mio compagno di squadra e allenatore a Lumezzane. È giovane. È carico e ha voglia di imparare. Un ottimo tecnico».
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