Londra, tra ramadan e donne col velo
Arabia Saudita: si mangia alle 3 di notte e le ragazze gareggiano a volto coperto
LONDRA. «Certo il Ramadan ci complica le cose, ma siamo musulmani e dobbiamo adattarci». Al villaggio olimpico è il giorno dell’alzabandiera per la colorita rappresentativa dell’Arabia Saudita, che si presenta con soli 4 suoi rappresentanti, nessuno dei quali è un atleta. «Devono ancora arrivare tutti - spiega il fisioterapista del team Abdulaziz Almasaed - e quindi siamo venuti noi: l’Olimpiade è un’esperienza troppo bella e qui al villaggio di Londra si sta meglio che in quello di Pechino. Per noi credenti dell’Islam - sottolinea Almasaed - c’è il Ramadan, e noi ci adeguiamo. Ci alziamo all’alba e mangiamo alle tre di mattina, sarà così anche per i nostri atleti, poi osserviamo il digiuno totale fino alle nove di sera, quando ci sediamo di nuovo a tavola. Riguarda tutti, anche se il precetto islamico permette delle eccezioni in determinate situazioni, ma non è detto che digiunare possa pregiudicare le prestazioni: da noi si pensa che anzi aiuta il corpo. Qui al villaggio al Ramadan da tre giorni lo stanno osservando tutti i musulmani, e non mi risulta che ci siano problemi particolari». Ma Londra 2012 per l’Arabia Saudita sarà anche l’occasione di una storica prima volta, quella delle sue donne in un’Olimpiade, con le presenze in gara della mezzofondista Sarah Attar e della judoka Wojdan Shaherkani, uniche due rappresentanti di sesso femminile in un team di 19 atleti. Ma gareggeranno indossando il velo? »Assolutamente sì, su questo non ci sono dubbi», è la decisa risposta, anche se la foto della Attar sul sito ufficiale dei Giochi è a volto scoperto.
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