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Livorno

A Murray l’illusione ma la storia la fa solo Federer

di Vezio Trifoni
A Murray l’illusione ma la storia la fa solo Federer

Due set in equilibrio, poi piove e il match diventa indoor: Roger cambia passo e va a conquistare Wimbledon e trono

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LONDRA. In fondo gli inglesi - e gli scozzesi, ce n’erano tanti a ricordare al mondo che Andy Murray è uno di loro - non se la sono neppure presa più di tanto. Andy ha fatto il possibile, è partito benissimo, ha vinto il primo set e ha avuto chance anche di vincere il secondo, ma poi complice la pioggia e un cambio di scenario non indolore con la finale diventata indoor sotto il tetto chiuso, si è dovuto arrendere. Era fatale, Roger Federer è un’altra cosa, uno dei pochi che hanno fatto e continuano a fare la storia del tennis.

Piegando Murray in quattro set (4-6 7-5 6-3 6-4) dopo tre ore e mezzo di una finale comunque degna e interessante, Roger alla soglia dei 31 anni ha aggiornato e ritoccato un'altra serie di record pazzeschi. E’ il suo settimo titolo a Wimbledon: agganciati William Renshaw (ma si parla di Ottocento) e Pete Sampras. E’ il diciassettesimo successo in un torneo dello Slam: primato assoluto. E se non bastasse, con questa vittoria Federer torna dopo due anni in vetta al ranking mondiale: è lui il nuovo numero 1, prima ha battuto nettamente in semifinale e poi ha anche scavalcato Novak Djokovic, la cui leadership fino a qualche settimana fa sembrava inattaccabile. Infine, Federer eguaglia così il record di settimane da n. 1 del mondo, salendo a quota 286 al pari di Sampras, in attesa di superarlo lunedì 16 luglio ci sarà lo storico sorpasso.

Murray invece di anni ne ha solo 25, non ha mai vinto Wimbledon o un qualsiasi Slam, ma può farlo come ieri gli ha cavallerescamente augurato e previsto Federer: intanto si è tolto la bella soddisfazione di riportare un britannico nella finale del torneo più amato e importante del mondo, quello di casa; per oltre 2 ore ieri si è anche illuso di far sventolare l’Union Jack sul pennone più alto dopo 76 anni (ultimo vincitore britannico a Wimbledon Fred Perry nel remoto 1936), ma quello obbiettivamente era un miracolo fuori dalla sua portata.

Per due set, in verità, non sembrava così impossibile. Andy ha illuso un po' tutti: partenza sprint e subito 2-0, poi il ritorno di Federer, che però ha ceduto ancora il servizio al nono game dopo aver annullate due palle break nel settimo: 64 per Murray, ma con la complicità dello svizzero, poco incisivo sia alla battuta (basse le percentuali di prime palle) che alla risposta. Grande equilibrio nel secondo set: non appena però Federer ha alzato il livello (alla fine si conteranno 62 punti vincenti contro 46 dello scozzese) è arrivato il break. Sul 6-5 in suo favore Roger si è inventato una stop volley di rovescio che ha lasciato di sasso l'avversario: 7-5 e un set pari.

Sull'uno a uno nel terzo set ecco puntuale la pioggia. Stop di oltre mezz'ora per chiudere il tetto scorrevole e rientro in campo, ma si è visto subito che oltre il tetto si era chiuso anche il sipario. E’ iniziato infatti lo show del campionissimo di Basilea: break decisivo al sesto game durato circa venti minuti (5 palle-break annullate dal coraggioso Murray prima di quella fatale) e qui si è avuta netta la sensazione che il match avesse preso la piega definitiva. Roger non si è fatto certo pregare, ha portato a casa il terzo set per 6-3 ed è salito in cattedra. Ancora un break al quinto game della quarta partita, partita finita anche se Andy non ha svaccato e ha continuato a combattere molto dignitosamente, incoraggiato dal coach Ivan Lendl e da mamma Judy che aveva intuito la svolta negativa ma non voleva rassegnarsi.

Il sogno britannico si è spento definitivamente al decimo game del quarto set. Quando Federer si è alzato dopo il cambio di campo ed è andato a servire per il titolo sul "suo" Centre Court è calato un silenzio quasi irreale: non importava che da un lato del campo ci fosse Murray, un britannico. Dall'altra parte c'era un atletadiventato leggenda che non poteva fallire l'appuntamento con la storia: 0-15, 15-15, 40-15 con due ace (12 in totale), 40-30 e primo match- point annullato. Alle 18.14 il punto decisivo: un passante incrociato di Murray è finito appena fuori, sfiga fino in fondo per lui, ma giustizia per la storia del tennis.

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