Italia
L’uomo della svolta «Sono indeciso però...»
Attilio Perotti ripercorre la stagione, spiega i guai con Novellino e guarda avanti «La panchina è un’impegno pesante, parleremo di progetti». Ecco le alternative
LIVORNO. È sempre stato l’uomo dell’emergenza, che poi fa anche rima con provvidenza. Se Aldo Spinelli ha un guaio e vede il buio, chiama Attilio Perotti. Era già successo al Genoa, adesso il bis a Livorno. Di contorno una vita a chiedere consigli e fidarsi ciecamente di questo allenatore che sognava di chiudere la carriera come direttore tecnico.
Attilio Perotti, l’uomo della salvezza.
«Grazie, ma qui bisognava solo riportare un pizzico di fiducia nel gruppo».
Un pizzico di fiducia? Via, mister, questa era una squadra depressa e in crollo verticale, destinata a piombare al piano di sotto.
«Il trend era negativo, questo è vero. Purtroppo il dramma di Morosini aveva sconquassato il gruppo, i ragazzi si erano un po’ persi. Ma il Livorno valeva di più della sua classifica».
Nelle ultime tre partite ha fatto scelte coraggiose, con formazioni a sorpresa. Trasformando tutto in oro.
«Ma niente è stato casuale. A Pescara dovevamo difendere il 2-0, c’era poco da andare sul sottile. A Brescia ho messo dentro tre attaccanti per far capire che volevamo vincere, poi col Grosseto ho cambiato l’attacco perché Bernacci stava bene e poteva essere l’apriscatole giusto. È andata bene».
Lei era il direttore tecnico sia con Novellino che con Madonna. Perché non ha funzionato?
«Sono due storie diverse. Impossibili da paragonare».
Partiamo da Novellino.
«In Italia non c’è la cultura di avere un direttore tecnico. Molti allenatori lo vedono come una persona che invade il loro campo e non si fidano».
Infatti con Novellino i rapporti erano pessimi.
«Diciamo che lui mi ha sempre visto come un problema quando in realtà io ero lì per dargli una mano».
Poi lei ha scelto Madonna.
«Stava lavorando bene, il dramma di Morosini ha stravolto tutto».
E adesso che fa Perotti? Allena o fa il direttore tecnico?
«Sono combattuto, ne voglio parlare prima con il presidente».
Ci faccia capire: che cosa l’attira e che cosa la frena dal restare in panchina.
«Mi attira il fatto che in panchina ho sentito di nuovo l’adrenalina, quelle scariche che solo il campo riesce a darti. Ma erano una manciata di partite. Mi frena la certezza che allenare significa dover prendere un impegno 24 ore al giorno, 7 giorni su 7».
E quindi?
«Il colloquio con Spinelli sarà decisivo. Parleremo di programmi, di idee, di squadra».
Posizione insolita: o allena o sceglie il nuovo allenatore.
«È vero, detto in modo spiccio le cose stanno così. Vediamo quale sarà la migliore soluzione per il Livorno».
In ogni caso, spetterà a lei il progetto del nuovo Livorno. Ci sono due opzioni: un colpo di spugna per iniziare un nuovo ciclo, oppure mantenere l’ossatura e fare innesti mirati. Quale sceglie?
«Assolutamente la seconda. Questa non è una squadra da distruggere, ci sono dei valori importanti. Al presidente dirò in modo chiaro che c’è bisogno di giocatori che in campo sappiano portare in alto il Livorno».
LE ALTERNATIVE. Oggi insomma sarà un lunedì decisivo per il Livorno. Ormai è chiaro che Aldo Spinelli ha ritrovato la voglia di andare avanti, un compito di Perotti (da allenatore o da dt) dovrà essere quello di convincerlo a investire. Spinelli, a livello di solidità economica, si mangia d’antipasto tutti i presidenti della B: ma deve ritrovare l’ambizione. Che non significa dover andare a ogni costo in serie A (sarebbe da illusi) ma vuol dire costruire un Livorno solido e futuribile, con gente che combatte per la maglia, con un progetto.
In questa ottica è positiva la scelta di non perdere tempo e di trovarsi stamani a Genova per le prime mosse. Quando il Livorno è finito nei guai, è stato sempre per abulia e vuoti di potere.
Comunque, se Perotti dovesse scegliere il ruolo di direttore tecnico, il mirino si sposterà sicuramente su un allenatore giovane. Nicola (Lumezzane) e Dionigi (Taranto, eliminato ieri dai playoff di Prima Divisione) sono in pole, nel clan amaranto tutti hanno comunque apprezzato il lavoro di Alex Doga che potrebbe essere la sorpresa. La lista dei papabili comunque non si esaurisce qui.
Ci saranno poi da valutare anche le figure dirigenziali. Sia Gardini che Signorelli hanno il contratto in scadenza al 30 giugno. Stamani non saranno presenti al summit a casa Spinelli e dunque si parlerà anche di loro. Possibile una doppia conferma.
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