Il presidio
Quello strano derby dei due amici per la pelle
In Montelupo-Cerretese a confronto il calcio viscerale di Bianconi e Marchi
INVIATO A MONTELUPO
A Mauro e Brunero, amici per la pelle dentro e fuori il campo, bastava un pareggio per ipotecare un comodo passaggio ai play off per le rispettive squadre, ma si sono giocati la gara a viso aperto, entrando e uscendo dal campo a braccetto, dopo aver consumato polmoni, corde vocali e l’erba dell’area tecnica, calpestata con furore per novanta minuti.
In campo, in un bel derby di Promozione, fatto di un discreto gioco e di buon agonismo, c’erano Montelupo e Cerretese, ma a dare spettacolo sono stati soprattutto loro, Brunero Bianconi, allenatore del Montelupo, e Mauro Marchi, trainer della Cerretese. E’ finita 5-0 per gli amaranto del Montelupo e finalmente, dopo una vita, Brunero, uno che bazzica le panchine toscane da trent’anni, è riuscito a battere l’amico Mauro.
Quasi coetanei, 61 anni Brunero e 64 Mauro, il primo di Vinci, il secondo di Fucecchio, vivono il calcio in maniera viscerale, ma anche cavalleresca. Nel derby di andata Marchi venne cacciato dall’arbitro e allora, per solidarietà se ne andò pure Brunero, non prima di aver protestato nei confronti dell’arbitro per quella iniqua decisione. E così fu che vennero squalificati entrambi.
Ieri, allo stadio di Montelupo, Mauro e Brunero non sono mai stati fermi un attimo, zitti proprio mai, tanto che un tifoso di casa a un certo punto si è spazientito e ha gridato a Bianconi: «Ma ti cheti un po’, si vince quattro a zero e continui a urlare». Purtroppo, l’arbitro Burini è stato indulgente e non ha cacciato nè Mauro, nè Brunero perché i due ne avevano architettata un’altra delle loro: in caso di allontanamento dal campo di uno dei due, cosa peraltro assai frequente, l’altro avrebbe guidato anche la formazione avversaria.
A vederli, Marchi e Bianconi non si assomigliano neppure un po’. Uno alto, l’altro piccoletto, uno con il giubbotino alla moda, l’altro in tuta. Eppure, dicono di vedere se stessi specchiati nell’altro. In che senso? «Nel senso che io sono come lui e lui come me, chiaro?» Insomma. «Cosa vedo in lui? Lealtà, sincerità a 360 gradi. Un allenatore che è anche un uomo, anzi prima di tutto un uomo». Uno fa una domanda e rispondono in due. Hanno l’argento vivo, non solo in campo. «Lui è bravissimo, ha fatto bene ovunque», dice Mauro. «Lui di più, è un precursore. Per questo, tutti i venerdì, finito l’allenamento dei miei ragazzi, vado a vedere quello della Cerretese, perché è uno spettacolo vedere la sua squadra come si allena», precisa Brunero.
Sono però due gocce d’acqua per come intendono il pallone. «Per me il calcio è come la presa elettrica per il phon», dichiara Brunero con una metafora un po’ azzardata che vuol far capire quanta energia sprigioni da questo benedetto sport. Per Marchi la molla è la stessa. «Una passione bestiale.Ho vissuto per anni in Repubblica Dominicana, dove gestivo un’attività di commercializzazione di pelle di vacca salata fresca. Un bel lavoro, di soddisfazione, ma quando mi chiamava il presidente del Fucecchio o di un’altra squadra, mollavo tutto e tornavo in Italia». Il palmares dei due, tra C2, Promozione e serie inferi. ori) è costellato di promozioni e impreziosito, per Marchi, dal ruolo di secondo sulla panchina del Livorno di Renzo Melani in C2 trent’anni fa e di secondo di Orrico a Alessandria in C1 cinque anni più tardi.
In panchina vivono il calcio in maniera totalizzante, sembrano tarantolati e sugli spalti gli spettatori osservano più le panchine che il campo: Mauro sembra volersi strapparsi i capelli e poi abbattere a pugni la tettoia della panchina, Brunero urla e gesticola in continuazione. Ma sbraitano sempre e solo nei confronti dei propri giocatori, mai all’indirizzo degli avversari. Alla fine del primo tempo un giocatore amaranto sembra voler smaltire tutta l’adrenalina polemizzando con gli avversari: Brunero entra in campo e gli fa uno shampo con messa in piega, seguendolo negli spogliatoi e urlandogli nelle orecchie come un ossesso. Sul finire di partita, uno dei verdi non la finisce più di polemizzare con la panchina avversaria e allora Marchi lo sostituisce e lo manda a sedere con un virile spintone. Il derby è più equilibrato di quanto dica il risultato, perché fino al 3-0 la Cerretese non aveva demeritato. Anche sul campo, le squadre sono il ritratto dei due allenatori: più esteta e azzardoso Marchi, che nonostante il campo pesante schiera tre punte e un trequartista invece che giocare per un onesto pareggio, mentre il Montelupo non si concede svolazzi o ghirigori e applica una delle regole d’oro del calcio: fai sempre la cosa più semplice e razionale. I tre tenori di Marchi, in una giornata zuppa di pioggia, steccano, mentre i geometri di Bianconi tengono le linee in maniera più ordinata e non sprecano un pallone. «Di palle ce n’é una sola e devi piglià quella», ulula Brunero a uno dei suoi che salta a vuoto. La sua filosofia è semplice: «Il lavoro dell’allenatore finisce quando inizia la partita, perché in campo ci vanno loro». Ma con una piccola chiosa. «L’unica cosa che pretendo è che quando non sono in possesso della palla facciano esattamente quello che voglio io»: una specie di inno al libero arbitrio calcistico. Mauro e Brunero, con il loro carattere esuberante, hanno collezionato squalifiche a iosa: la più spettacolare è quella che si beccò Bianconi a Poggibonsi nel lontano 1998 a seguito del referto di un allora giovanissimo arbitro Bergonzi. «Avevamo dominato la gara e nel finale scatta un giocatore avversario in contropiede - racconta Brunero - sarebbe stato gol, non sarebbe stato giusto e io, che dentro mi sentivo ancora giocatore, non seppi frenarmi e lo ostacolai, impedendogli di segnare».
Alle spalle, Marchi e Bianconi hanno due società serie che condividono lo spirito della strana coppia. Massimiliano Borsini e Enrico Marradi, ds rispettivamente di Montelupo e Cerretese, hanno lavorato sodo per portare le due formazioni ai play off, togliendosi delle belle soddisfazioni. «Noi guelfi, voi ghibellini», prova a buttarla sulla rivalità storica Borsini, ma il derby di Promozione non si nutre, per fortuna, degli isterismi delle serie maggiori. Piuttosto, come spiega Riccardo Palatresi, presidente della Cerretese, oggi è sempre più difficile tenere insieme conti economici e risultati sportivi. «Trovare sponsor e pubblicità è quasi impossibile, per non parlare dei contributi. L’unica maniera per tirare avanti è puntare sui vivai e sperare che sbocci un talento».
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