Il Tirreno

Livorno

Una sconfitta che mette paura

di Alessandro Bernini
Una sconfitta che mette paura

L’Ascoli segna un gol per tempo a una squadra vuota. E nel finale Dionisi sbaglia un rigore

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ASCOLI. Dieci nni fa il Livorno di Protti vinceva a Treviso e conquistava la serie B. Dieci anni dopo arriva una sconfitta ad Ascoli che mette questa B ad alto rischio: abbiamo 3 punti di vantaggio sulla zona playout, ma anche appena 4 (più una partita da recuperare) sul terzultimo posto che provoca la retrocessione diretta. Per intenderci: c'è chi sta peggio in classifica, ma purtroppo il trend degli amaranto è tutto fuorchè brillante.

E in questo momento niente gira per il verso giusto. Basta vedere il calcio di rigore che Guarna ha parato a Dionisi al 40' della ripresa: sarebbe stato il 2-1, con finale da giocarci in undici contro dieci. E invece niente. Solito fischio finale e solite teste basse verso il sottopassaggio.

In difficoltà.- Tanto possesso di palla, molti passaggi in orizzontale, poco pressing, sterilità davanti. Ecco la descrizione tecnica di un sabato pomeriggio senza lampi. La squadra ci ha provato, ma a tratti è apparsa proprio vuota. Difficile capire quanto il dramma-Morosini stia lasciando scorie radioattive dentro gambe e testa, di certo per conquistare la salvezza serviranno partite con più polpa rispetto a quella vista ieri.

Quei 20 minuti. Il miglior Livorno è durato quanto le pile dei cinesi: 20 minuti. Il tempo di vedere una girata di Belingheri respinta da portiere e un bel sinistro di Paulinho finito di poco alto. Poi la pressione è calata, l'Ascoli ha preso campo. E l'infortunio di Sini (colpo al piede) ha costretto Madonna a stravolgere il quadro tattico. Senza neanche un difensore centrale in panchina, è andato dentro Meola. Risultato: Meola (un destro) schierato a sinistra dove tra l'altro imperversava Papa Waigo, Lambrughi (un esterno) spostato centrale al fianco di Bernardini. Roba da emergenza pura. Una parata di Mazzoni d'istinto col piede (su Soncin) è stato il campanello d'allarme, poi al 37' lo stesso Soncin è partito largo a sinistra, si è accentrato e ha lasciato partire un destro a giro che ha superato Mazzoni.

Zero pericoli. Il resto della partita è stato di sofferenza. Non che l'Ascoli attaccasse, anzi, ma c'era quasi un senso di impotenza nel Livorno che proprio non andava oltre il possesso di palla. Belingheri è stato l'unico che ha preso e dato qualche calcione, là davanti Paulinho e Dionisi sono spesso rimasti lontani e senza collegamento, sulla fascia Schiattarella si è spremuto ma la confusione è stata superiore alla produttività.

L'assenza di Luci si è fatta sentire, e purtroppo non lo avremo neanche il primo maggio contro il Toro. Come annunciato ieri, la società non ha neanche fatto ricorso visto che non c'erano i margini per sperare.

Un gol assurdo. La rete del 2-0 è stata lo specchio di un momento nero. Calcio d'angolo per il Livorno, tiro di Barone respinto, lancio di Papa Waigo e Scalise che tutto solo si fa metà campo andando a trafiggere Mazzoni. Da queste parti non si ricordavano il secolo dell'ultimo gol di Scalise. Neanche l'espulsione di Sbaffo (doppio giallo) al 22’ del secondo temkpo ha riacceso un po' il Livorno.

Un altro regalo lo ha fatto Faisca al 40' con un incredibile fallo di mano in area su un pallone innocuo, ma il rigore di Dionisi (neanche calciato malissimo) è finito sui pugni di Guarna.

Forza ragazzi. Ripartiamo dal coro che la curva nord lanciò dopo la sconfitta col Cittadella: forza ragazzi. E' stata persa una battaglia, non la guerra. Lottate ancora come avrebbe fatto Morosini. E difendiamo questa serie B che dieci anni fa una squadra di guerrieri ci consegnò.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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