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C’è uno Schioppo toscano nel motore di Stoner

C’è uno Schioppo toscano nel motore di Stoner

Filippo Brunetti, meccanico Honda, da Pomarance al Mondiale

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POMARANCE. Non è solo il meccanico di Casey Stoner da tre anni, ma è anche suo amico, e in certi casi perfino il suo sosia e la sua controfigura, gli è capitato di fare anche qualche servizio fotografico al suo posto. La sua è la tipica storia avventurosa e un po’ incredibile di un ragazzo che doveva fare il ragioniere e invece gira il mondo in uno dei Circhi più variopinti e pazzi che esistano, quello della moto.

Filippo Brunetti ha 35 anni ed è nato sulle colline pisane dell’alta Valdicecina nel 1977, dove torna appena può da babbo Sauro e mamma Rossana, e soprattutto alla fine della stagione per rilassarsi un po’ dopo aver fatto il globetrotter per mesi. Diplomato ragioniere, Filippo è oggi uno degli otto tecnici che la scuderia Honda ha selezionato per formare il team che segue il campione del mondo. Un lavoro lontanissimo da quello a cui pareva destinato, ma non certo casuale e corrispondente alla sua natura inquieta.

«A San Dalmazio dove sono nato - spiega - l’economia è ancora essenzialmente agricola basata su vino e olio, con un po’ di agriturismo; oppure impari un mestiere o una professione e vedi di cavartela. Io mi sono diplomato ragioniere e forse l’avrei anche potuto fare, ma non era il mio. A 14 anni ho cominciato ad andare sulle moto e a fare qualche garetta, evidentemente era destino... Però c’era un problema, mi dovevo mantenere».

E allora Brunetti comincia anche a lavorare: autista della nettezza urbana, operaio al frantoio, poi meccanico in officina, e piano piano si avvicina alla sua vocazione. «E devo ringraziare la mia famiglia - dice - perché tanti mi guardavano come un matto, ma loro invece non mi hanno ostacolato».

Filippo si guadagna presto i soprannomi di “Schioppo” e “Freccia”, nel 2005 entra nel giro, prima nel cross, poi nella Superbike, poi nella MotoGp a cominciare dalla Ducati, poi ci sarà il passaggio alla Honda, al seguito di Stoner.

Un team, quello di cui fa parte Filippo, di gran valore, guidato dal capotecnico Cristian Gabarrini, e completato da tecnici e ingegneri quali Carlo Luzzi, Giulio Nava, Bruno Leoni, Andrea Brunetti, Roberto Clerici e Lorenzo Gagni, molti dei quali ex Ducati. In particolare, Brunetti è addetto alla tabella dei tempi, alle gomme, alla benzina e alla ciclistica della moto. «Non sono bruscolini - spiega - anche perché Stoner è molto pignolo in tutto, a cominciare dalle segnalazioni che vuole ricevere dai box. È’ attento a tutto».

«Nel team si sta molto bene. Siamo tutti italiani e Casey si fida moltissimo di tutti noi. A maggio Stoner ci ha regalato un go-kart a testa e spesso con lui organizziamo delle giornate soltanto per divertirci; così come capita di vedersi anche fuori del circuito, per esempio insieme a sciare in Svizzera dove Stoner e la sua compagna hanno una casa di vacanza».

Poi ci sono i lati positivi del fare il globetrotter, a cominciare dai posti che si vedono. «Beh, più che altro si vedono tante piste - scherza Filippo - comunque i posti più belli per me sono Australia, Laguna Seca in California e tutti i circuiti delle gare spagnole. Non mi piacciono molto invece le gare in Italia e nemmeno quella in Giappone perché il circuito è sperduto nei boschi, però lì siamo a casa della scuderia e non si può dire...»

Alla vigilia di un nuovo campionato, Brunetti è molto fiducioso sulla chance del suo leader e amico. «Intanto diciamo che Casey è un ragazzo serio che non ama per nulla la mondanità, ha una farm in Australia con 1600 capi di bestiame e appena può si ritira lì a pescare e lavorare: a maggior ragione ora che è anche diventato padre. Poi è un grande professionista, prima delle competizioni è molto serio e silenzioso, dopo la gara ci si rilassa e si scherza, se è il caso. Terzo fattore, questa è una grande scuderia, attrezzata per vincere sempre».

(ha collaborato

Vinicio Bibbiani)

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