Il presidio
Stavolta 94 è il minuto magico
Incredibile vittoria a Gubbio: Livorno ripreso al 90’ ma poi Bernacci regala la vittoria
E ora che questa partita serva di lezione. Il Livorno e le cose semplici sono nemici giurati, come l’aglio e i vampiri. Contro il Modena aveva subito il pareggio-beffa al 94’, al “Barbetti” allo stesso minuto si prende una fettina di gloria, strappando tre punti fondamentali in ottica salvezza, ma soltanto dopo aver visto la vergogna in faccia. Perché dopo la pennellata di Matisse-Belingheri su punizione a giro da trenta metri (17’ del primo tempo) gli amaranto si sono messi a giochicchiare, invece di affondare il colpo. Gubbio contestato, in stato confusionale, con Mastronunzio vipera senza veleno e Bardi disoccupato. Era quello il momento di infierire, di spedire gli umbri direttamente all’inferno, invece tanti tocchi all’indietro, un torello continuo aspettando un pericolo che esisteva solo a livello virtuale e tre-quattro azioni per far male vanificate sull’ultimo passaggio. E nel secondo tempo stesso copione: squadra abbottonata come un cappotto russo, colbacco in testa, possesso palla in quantità industriale e tanta attesa. Perché?
Non è bastato l’unico pericolo vero su punizione del nuovo entrato Guzman (32’: palla sfiorata da Bardi e poi palo pieno) per spingere il Livorno a uscire dalla tana. Nemmeno l’espulsione del nuovo entrato Buchel al 37’ (era in pista dal 26’, dopppio cartellino giallo in undici minuti: roba da Guinness) ha dato un po’ di coraggio agli amaranto. Sempre coperti, poco cattivi nelle ripartenze, attendisti a oltranza. Anche in undici contro dieci. E siccome la difesa non è ermetica come la tuta di un palombaro nell’oceano all’ennesima punizione di Guzman buttata in area, sulla sponda di Sandreani nella mischia è sbucato il piedino di Nwankwo (o Obiora, fate voi) per il più incredibile dei pareggi.
Soltanto il pericolo di subire un’altra beffa ha dato la scossa al Livorno, che in pochi minuti ha creato due nitide palle gol: Salviato segna, ma la bandierina di Romina Santuari gli nega la gioia, poi al 48’15” contropiede tre contro due e Siligardi serve sulla destra Bernacci che gonfia la rete con un diagonale imprendibile per Donnarumma.
Una liberazione, tardiva ma pur sempre una liberazione. La conferma che quello doveva essere l’atteggiamento da spalmare per tutti i 90 minuti. Il vorrei ma non posso e la timidezza non portano lontano.
In una giornata in cui la coda della classifica va al galoppo (l’Empoli batte il Torino, il Vicenza vince in casa dell’AlbinoLeffe) se il Livorno avesse pareggiato sarebbe stata una mezza tragedia. Perché il vantaggio sulla zona playout rimane 6 punti e certe occasioni negli scontri diretti bisogna prenderle al volo. Giocando con gli occhi di tigre, senza speculare sul vantaggio.
Il ritorno alla vittoria comunque non può che far bene. Venerdì sera col Padova il recupero di Dionisi farà sentire meno solo Paulinho, affiancato ieri dagli incroci degli esterni Siligardi e Schiattarella (due macinatori di chilometri), mentre Luci è stato il solito uomo-diga e la cerniera di centrocampo con Belingheri e Morosini ha funzionato. Anche la difesa, gol a parte, non ha mai tremato, però se da 24 partite il Livorno subisce sempre almeno un gol alla prima disattenzione qualcosa vorrà dire.
La strada è ancora lunga, la salita davanti. Nove partite al traguardo, la salvezza sembra il Gran premio della montagna. Ma questa rete segnata nel recupero può ribaltare una situazione psicologica che rischiava di diventare psicosi. Un solo neo: Luci e Belingheri erano in diffida e salteranno la sfida col Padova. Non ci voleva.
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