Italia
Pardini ha rilanciato la Libertas
«Vero, mio padre è presidente, ma la squadra mi segue e i risultati sono migliori»
LIVORNO. La sosta viene utile per una conoscenza più approndita con Gabriele Pardini, il giovane coach chiamato alla guida della Libertas in DNC al posto di Pacini non senza qualche scetticismo iniziale. Figlio del presidente, l’equazione col raccomandato di turno venne fin troppo facile in una città e in un ambiente (il basket) che quando c’è da polemizzare non si tira certo indietro. Ma la Libertas, cifre alla mano, almeno per ora è un’altra.
All’inizio qualcuno storse il naso, anche perché era a digiuno di esperienze a livello di senior. Poi ecco 4 vittorie in 6 partite, e potevano essere 5 senza il regalo a Pontedera. C’è un segreto?
«Nessun segreto, solo il lavoro e la voglia di dimostrare agli altri e a me stesso che potevo essere all’altezza del compito affidatomi. I fatti hanno smentito i falsi pregiudizi che purtroppo emotivamente ho dovuto sostenere. Ogni giorno vado in palestra con l’obiettivo di diventare un allenatore migliore, studio, mi aggiorno, seguo coach più importanti di me. Peraltro avevo già allenato a livello senior, anche se solo in Promozione, diciamo che questa è la prima di un certo livello. E un’altra cosa che tengo a dire è che io ero in Libertas ben prima che arrivasse mio padre a fare il presidente».
La squadra si è trasformata. Solo la famosa “scossa” o ci sono stati anche dei cambiamenti tecnici?
«All’inizio c’è stata sicuramente una reazione emotiva da parte di giocatori che evidentemente non riuscivano a esprimere il loro potenziale. Adesso è cambiato tanto anche dal punto di vista tecnico, ogni giorno cerchiamo di aggiungere qualcosa, sia nei concetti difensivi che offensivi. Al proposito voglio dividere i meriti con Mauro Volpi, qualcosa di più di un consigliere prezioso e con Stefano Malandra, un tuttofare insostituibile».
Quali sono stati i giocatori che si sono più giovati del cambio di panchina?
«L’esempio lo ha dato capitan Vicenzini, che ha trainato il gruppo allenandosi con ancora più intensità. Poi direi Maffei, che in pratica non giocava più, e Tommy Giusti che si era intristito e ci ha fatto vincere la partita con Piombino».
Quante vittorie ci vorrebbero per evitare i playout?
«Almeno 3 o 4, ma non sarà facile perché non abbiamo un calendario facilissimo e la rincorsa è partita da molto lontano. Non dimentichiamo che prima del cambio c’erano state 5 vittorie su 19 partite».
Ce la farete?
«Spero di sì, anche se so che sarà molto dura. Ma abbiamo l’obbligo di crederci, per noi stessi e per la nostra società».
Nota dolente: il pubblico.
«Livorno è questa. La gente vorrebbe una squadra di più alta categoria e che lotti per qualcosa che non sia la salvezza. Io vorrei però che più gente possibile venisse a darci una mano. Siamo una squadra livornese, fatta di giocatori livornesi. Non meritiamo di essere lasciati soli».
Francesco Parducci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
