Il Tirreno

Livorno

Cercasi disperatamente stadio unito

di Alessandro Bernini
Cercasi disperatamente stadio unito

Club divisi, ultrà sciolti, curva nord che contesta e viene contestata: il difficile presente del popolo amaranto

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LIVORNO. Eravamo amati, odiati, invidiati. Adesso siamo soltanto lacerati. Ferite profonde, che non riusciamo a curare perché ci manca la bussola.

Ecco, la tifoseria amaranto è soprattutto smarrita. La contestazione a chi contestava di sabato scorso è stato solo l’ultimo atto. Una situazione di malessere che la frattura tra pro-Spinelli e anti-Spinelli ha solo ingigantito, ma sarebbe riduttivo legare i vuoti nello stadio solo a questa problematica. Ed è bene separare il discorso club e ultrà.

Partiamo dai club. Gli iscritti sono in calo, diversi hanno chiuso, in più si è persa una linea comune. Il Club Porto e il Club Rondina sono usciti dal Centro di Coordinamento accusandolo in sostanza di immobilismo. Ieri si è tirato fuori anche il Club Milano-Amaranto che non ha apprezzato quanto partorito dall’incontro tra CdC e Spinelli. «Restiamo fuori fino a quando non verrà trovata una linea comune tra tutti i club amaranto», ha scritto Gianni Cecchi nella lettera dove spiega la scelta dell’uscita.

Adesso il CdC sta cercando proprio di ricompattare le fila, l’obiettivo è di riunire tutti sotto un unico tetto ma servirebbe una riunione, un incontro, finché non ci si mette tutti a un tavolo non si va da nessuna parte. Intanto comunque è stato chiesto un incontro anche al sindaco per capire gli eventuali scenari in caso di uscita di Spinelli.

Curzio Galatolo, del Club Magnozzi ha anche voluto chiarire quanto successo sabato scorso allo stadio. «I fischi alla curva nord non sono stati voluti o organizzati dal Centro di Coordinamento, noi pensiamo che ognuno sia libero di esprimere le proprie idee. Così come non siamo stati noi a creare lo striscione pro-Spinelli. In questo momento dobbiamo tutti pensare solo alla salvezza, alla fine passa tutto ma la maglia amaranto resta».

Cosa invece sembra passato è il fenomeno ultrà. Con le Bal si toccò l’apice a livello di compattezza del gruppo: curva sempre piena, linea comune, «nel bene, nel male, nella lotta» come recitava un loro slogan. Fenomeno estremo, molto estremo, che in quegli anni portò dentro la curva un senso di appartenenza forse mai visto prima. Chiusa l’esperienza Bal tra diffide e leggi speciali, sono nati alcuni gruppi come Livornesi e 1312Visitors, ma la discesa era già iniziata e la loro vita è stata breve. Adesso tutti i gruppi si sono sciolti, peraltro in sintonia (anzi, forse anticipando anche i tempi) con gran parte delle realtà ultrà in Italia.

E questo non può essere solo colpa di Spinelli. Il problema è che siamo di fronte a un gatto che si morde la coda: tante polemiche e scarsa passione portano poca gente allo stadio, lo stadio vuoto fa perdere il senso di appartenenza e genera polemiche. Un circolo vizioso.

Trovare una via d’uscita non è facile. Però, una volta ottenuta la salvezza, qualcosa va fatto: altrimenti si rischia di prolungare l’agonia. Almeno per chi, come noi, pensa che il calcio sia anche e soprattutto passione.

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