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Conte, è un altro pareggio avvelenato
Tre legni, un gol di Pepe annullato per fuorigioco inesistente. La Juve entra in silenzio stampa, l’ira dei tifosi corre sul web
GENOVA. Se confidava nella scaramanzia Antonio Conte ieri proprio non ci ha preso. Il suo rito prima del calcio di inizio - ha baciato tre volte una croce che teneva in mano e altrettante volte si è segnato - non ha avuto effetto come dimostrano i tre pali colpiti dalla Juve e alcuni episodi poco fortunati, vedi il gol (buono, ha detto la moviola) annullato a Pepe. La triste domenica del mister squalificato si è consumata in un box nella tribuna stampa di Marassi, un monitor a sinistra e il ds Fabio Paratici a destra a cui consegnare le disposizioni da trasmettere alla panchina. Alla fine ne è uscito un altro pareggio avvelenato, con tutta la Juve furiosa e in silenzio stampa e i tifosi in rivolta sul web. Squadra e dirigenti hanno lasciato polemicamente Genova senza fare dichiarazioni («Le immagini parlano da sole», ha scritto il club su Twitter), i fan juventini non hanno digerito le solite decisioni arbitrali contrarie: in particolare il rigore non dato per trattenuta di Carvalho su Matri e il gol di Pepe, annullato per un fuorigioco inesistente.
Ma torniamo alla strana domenica di Conte: arrivato alle 14.59 in postazione, dopo aver catechizzato i giocatori uno ad uno negli spogliatoi, il mister non ha fatto in tempo a togliersi la giacca che Palacio gli ha fatti rizzare i capelli con un pallonetto salvato con le unghie da Buffon. Un primo segnale che non sarebbe stata una domenica facile. Seduto su una poltroncina, subito nervoso. Si è lamentato per l’avvio arrembante del Genoa, ha sbuffato quando Pepe si è fatto respingere un tiro a botta sicura da Frey, si è disperato dopo un secondo miracolo del portiere, è scattato in piedi per reclamare un rigore su Matri, ha rimproverato i difensori, inveito per gli errori nel fraseggio. Al 34’, dopo un fallo fischiato in ritardo a Vucinic, gli è piombata addosso la prima valanga di insulti. «Ladri, ladri». Lui però è stato impassibile. Nella ripresa la musica non è cambiata. Anzi. Teso in volto, ha reagito ai pali colpiti da Vucinic e Pepe schizzando in piedi e imprecando. «Questa è buona, questa è buona» ha mormorato in occasione di alcuni lanci di Pirlo. Qualche imprecazione è volata all’ennesimo errore degli attaccanti contro un Genoa che subiva sempre almeno due gol. Mani nei capelli, la testa bassa, Conte ha vissuto gli ultimi minuti in trance, in un crescendo di disperazione.
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