Meteo
Un derby che vale un pezzo di salvezza
Il Livorno dovrà fare a meno di Knezevic, fra gli azzurri Maccarone partirà solo dalla panchina
LIVORNO
Non è mai stato un derby molto sentito. Anzi, diciamoci la verità, di “derby” ha davvero poco. Anche perché tra i tifosi c’è sempre stato rispetto e simpatia.
Eppure stavolta Empoli-Livorno è una partita di quelle che pesa. Il classico scontro diretto, che vale doppio. Strano per queste due squadre trovarsi nelle sabbie mobili della classifica, loro che erano partite (senza nasconderlo) con ambizioni di playoff. Il Livorno è affondato per una evidente sopravvalutazione iniziale dell’organico, l’Empoli invece ha fatto un pasticcio infinito con gli allenatori (Aglietti, poi Pillon, poi Carboni, ora ancora Aglietti) rinnegando tra l’altro la linea-verde che rappresenta un “must” per questa società.
Sfida tra deluse insomma, ma c’è ancora tempo per rialzare la testa. La partita di oggi tende la mano al Livorno: se gli amaranto strappano un risultato positivo (anche un pari va bene) mantengono un piccolo vantaggio sulla zona-playout e lasciano nella melma l’Empoli. Il primo comandamento per tornare a casa sani e salvi è scritto: non prenderle. È il momento di arginare l’emorragia di gol subiti, non è possibile ogni volta dover segnare uno o due gol (anche in trasferta) per strappare poi un punto.Insomma, bisogna tirar fuori un bel lucchetto e posizionarlo all’ingresso della porta di Bardi. Ora non è più una questione di tabù di abbattere, ma di sopravvivenza. La salvezza si conquista in primis subendo pochi gol.
A livello tattico è probabile un match che si decide in mezzo al campo. Non a caso Madonna ho provato anche un reparto con Belingheri, Luci e Morosini, sulla carta tre mediani (visto che il tecnico valuta così Belingheri). A loro si aggiunge Siligardi, che invece ha caratteristiche più offensive. Al cospetto di un Empoli che gioca col 4-3-1-2, il Livorno avrebbe anche in corso d’opera la chance di uno schieramento speculare.
In difesa resta ancora fuori Knezevic. Sembrava fatta per il suo rientro, ma il croato frena, non si sente sicuro. E così il reparto resta in emergenza. In panchina non ci sono giovani, l’unica alternativa a Sini-Bernardini è rappresentata da Lambrughi, con Meola che a quel punto entrerebbe per spostarsi sulla fascia. Davanti ci affidiamo a Paulinho-Dionisi con la certezza che possono far male. Se teniamo la porta imbattuta, siamo a più di metà dell’opera.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

