Il Tirreno

Livorno

Colantuono, il mago della normalità

Ha schiantato la Roma dello scienziato Luis Enrique e con la sua Atalanta si candida a una salvezza più che tranquilla

2 MINUTI DI LETTURA





Una lezione di calcio rifilata ad uno che si considera uno scienziato del calcio come Luis Enrique, candidato a prendere il posto di Guardiola nell’amato Barcellona. Con concetti semplici (pressing su ogni zolla del campo, attaccanti riciclati centrocampisti in fase di non possesso, squadra cortissima, corsa a perdifiato), Stefano Colantuono, cinquant’anni ancora da compiere, ha letteralmente schiantato la Roma che, nel 2012, ogniqualvolta si allontana dall’Olimpico, incassa sconfitte e tante reti al passivo.

La rivincita della normalità applicata al pallone: per vincere una partita, spesso, non occorre essere scesi da Marte. Fatti due conti si scopre pure che l’Atalanta – senza la penalizzazione iniziale – avrebbe solo un punto in meno rispetto alla Roma milionaria e forse un po’ spaccona e sarebbe sesta, in piena bagarre per l’Europa League. Colantuono si merita la copertina: dapprima perché ha saputo infondere alla propria squadra la cattiveria giusta per annullare in fretta l’handicap di partenza, che rischiava di diventare una zavorra ingombrante. Ha saputo (ri)motivare Denis, arrivato a Bergamo dopo le esperienze di Napoli e Udine, in cui giocava ad intermittenza. Ha costruito – assieme al diesse Marino – una squadra tutta cuore e sostanza, dando suggerimenti preziosi per irrobustirla: è del tecnico, ad esempio, l’idea di prendere dalla Lazio, nel mercato di gennaio, Stendardo. Con il centrale napoletano al centro della difesa, l’Atalanta ha messo i lucchetti alla propria difesa, incassando un gol nelle ultime quattro gare.

Colantuono, ormai un re a Bergamo. Splendida la cavalcata dell’ultima stagione, quella coincisa con la promozione in serie A. Poi, quest’anno, la conferma: nerazzurri mai oggettivamente implicati nella lotta per non retrocedere. Sempre a testa alta, sciorinando bel calcio e vittorie. E poi il carattere, la voglia di non arrendersi mai, virtù evidentemente infuse dal tecnico che vive sul litorale romano senza mai essere stato preso in considerazione dalle due squadre della Capitale. Pareva dover essere, alla vigilia, la sfida tra uno scienziato (Luis Enrique) e un onesto mestierante. E’ finita col crollo dello spagnolo e della sua Roma, messi ko dalla normalità del tecnico avversario.

«La Roma ha una sua filosofia, gioca così, con tanto possesso palla e difesa alta. E così facendo lascia spazi e possibilità di uno contro uno. Lo sapevamo e per tutta la settimana abbiamo lavorato su questi punti: faccio i complimenti ai miei per aver eseguito alla lettera quanto avevamo preparato». Stefano Colantuono sorride, ma non si monta la testa. «La nostra classifica è quella, non possiamo fare voli di fantasia, dobbiamo avere ancora fame ed essere grintosi».

Giorgio Bicocchi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Nel Pisano

Rave party non autorizzato a Santa Luce, oltre 2mila persone nel bosco: scatta il piano di sicurezza – Video

di Matteo Scardigli