Via da scuola, panino di corsa e subito in treno
Le testimonianze dei tanti giovani pendolari amaranto: «Pur di giocare a calcio, si fa questo e altro...»
LIVORNO
Escono da scuola, mangiano un panino di corsa e poi salgono su un treno. Scendono alla stazione e trovano ad aspettarli il pullman della società, che li porta fino al campo. Poi, dopo l'allenamento, compiono il viaggio al contrario: di nuovo in pullman, poi in treno e infine a casa, dove trovano i compiti scolastici da fare per il giorno seguente. Vivono così l'intera settimana, ma non si lamentano. Sono i molti pendolari del settore giovanile del Livorno e spesso arrivano anche da molto lontano.
Tra i più piccoli, nei Giovanissimi Regionali, c'è Samuele Bussotti, di appena 14 anni, che fa su e giù da Venturina, mentre nei Giovanissimi Nazionali c'è un trio di quindicenni che arriva dalla zona empolese; Guido Pulidori, portiere, viaggia dal martedì al venerdì in treno verso Livorno insieme ai suoi compagni Edoardo Rovai e Filippo Cambi e racconta: «Faccio la prima all'istituto per Geometri. Appena suona la campanella corro alla stazione. Da Empoli veniamo in tre, per cui si “bischereggia” tra noi e il viaggio ci passa veloce. L'impegno è comunque gravoso, dato che a sera, quando torno a casa, spesso devo studiare. Ma è una vita che faccio volentieri, anche perché nel Livorno mi trovo bene e nella squadra mi sono fatto diversi amicI».
Sulle tratte ferroviarie della nostra zona del resto il giro delle giovani promesse del calcio, amaranto e non, è folto. Ad ogni stazione qualcuno sale, qualcuno scende. Matteo Bedini, centrocampista degli Allievi Nazionali, ha 17 anni e viene da Massa: «Studio all'istituto commerciale della mia città e faccio il pendolare del calcio da diversi anni: prima ero nell'Empoli, ora nel Livorno. Mi trovo bene con i ragazzi livornesi, l'ambiente mi piace. Certo non è facile conciliare scuola e calcio, ma ci provo; spesso mi capita di studiare in treno».
Cristian Albamonte invece di anni ne ha 16 e abita a San Giuliano Terme; anche lui dal martedì al venerdì si allena con la squadra degli Allievi Nazionali, in cui milita come centrocampista. «Frequento la prima all'istituto per geometri di Pisa. Di solito vado al campo in auto, mi accompagna uno dei miei genitori. Poi, al ritorno, mi aspetta lo studio. E' un sacrificio notevole, ma va bene così». C'è chi arriva addirittura da un'altra regione. Niccolò Valentini, 19 anni appena compiuti, milita nella Primavera e tutti i giorni si muove da La Spezia: «Passo tutti i giorni molto tempo in treno. Parto da solo, poi, mano a mano che si succedono le stazioni, salgono alcuni miei compagni di squadra e anche qualche ragazzo delle squadre più giovani. Tra scuola e calcio è difficile aver tempo per altre cose. Quest'anno poi sono in quinta Ragioneria, ho gli esami, è ancora più dura. All'inizio ho fatto fatica ad abituarmi, ora sono più sereno. Anzi, quando capita l'occasione mi fermo a Livorno anche di sera, dato che con il mister e con i miei compagni abbiamo preso l'abitudine di fare delle cene il giovedì».
Anche Bryan Gioè ha 19 anni e milita come attaccante nella Primavera, ma arriva da Altopascio. Per il momento ha deciso di lasciarsi alle spalle la scuola: «Ho interrotto gli studi per puntare tutto sul calcio. Tutti i giorni da Altopascio prendo il treno per Lucca, poi da Lucca il treno per Pisa, infine salgo sul pullman che ci porta fino al campo. Ma ci sono abituato: prima di andare in prestito alla Lucchese, nella scorsa stagione, giocavo nella Fiorentina. Del resto spero che questo possa essere il mio lavoro, per cui i sacrifici non mi spaventano».
Stupisce quasi l'abnegazione di questi ragazzi, che spesso sono disposti a rinunciare senza rimpianti ad aspetti della vita che per la maggior parte dei loro coetanei rientrano nella normalità. «Una fidanzata? In questo momento non ce l'ho, ma anche per molti miei compagni di squadra è così. Per ora ci interessa il calcio». Tanto che, almeno nella Primavera, molti non hanno una fidanzata ma hanno già un procuratore che li segue. Ma nonostante ciò, ogni storia è diversa dall'altra e ognuna merita di essere raccontata. «Mia madre insiste sempre perché io non tralasci lo studio», racconta Pietro Pegollo, altro attaccante della Primavera, «così mi porto i libri in treno. Non saprei come fare in altro modo, visto che tutti i giorni faccio su e giù da Massa. Faccio il liceo scientifico a Forte dei Marmi, non è una scuola facile ma mi arrangio, ho la media del sei, agli esami me la caverò». E sorride.
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