Il Tirreno

Livorno

Un Borgo da sogno al mitico “Martelli”

Col gioco di Grassi e i gol di Gucci gli azzurri espugnano il campo del Mantova tra gli applausi dei padroni di casa

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MANTOVA

Il Borgo ha vinto alla grande la trasferta di Mantova, pur complicandosi un pò troppo la vita nel concitato finale di partita.

Ma la squadra azzurra, dopo aver subito il rigore del secondo gol della squadra lombarda, che ha favorito il finale arrembante dei padroni di casa, ha messo all’attivo e tesaurizzato meritatamente quanto di buono aveva fatto sino a quel momento. E di buono i toscani avevano fatto parecchio, specialmente nel primo tempo, va sottolineato, quando la truppa di Firicano ha praticamente dominato dal primo al 45’ un Mantova ridotto in uno stato di sottomissione, impallinato con due gol, demoralizzato con un palo e una traversa, annichilito dal gioco dinamico e fantasioso della formazione valdinievolina.

Il Borgo è stato condotto sul campo dalla sagacia tattica e dalle qualità di Grassi e dalla vena gol di un Gucci irresistibile, che ha piazzato tre zampate vincenti nei momenti topici della gara. Un Borgo superlativo, che ha raccolto il terzo successo in trasferta della stagione, per di più su un campo nobile come il “Martelli”, che ha avuto un passato glorioso in categorie certamente di spessore storico, da grande calcio(e vendicando l’amara sconfitta interna arrivata in pieno recupero).

È stato un Borgo a Buggiano ricco di gioco, con una spiccata personalità, che ha evidenziato solidità strutturale e un gioco sempre portato alla concretizzazione offensiva. La squadra azzurra ha dominato l’intero primo tempo, quando ha potuto imporsi sul piano tattico e tecnico, soggiogando il Mantova che non è riuscito a trovare il bandolo.

Nella ripresa, poi, una volta che i lombardi sono riusciti a riproporsi nel risultato, il Borgo ha evidenziato il carattere reattivo che lo segnala come squadra di assoluto livello per la categoria. E così ha riportato il vantaggio su dimensioni rassicuranti prima di soffrire un pò nel finale, anche per la mutilazione dei ranghi accusata in seguito all’espulsione di Castaldo.

Una sofferenza quasi fisiologica, ma che non si è tradotta in brutte sorprese dell’ultimo secondo, come accadde all’andata.

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